Guida rapida alle ideologie politiche: Capitolo V, Il Cristianesimo Democratico

I rapporti tra cristianesimo e politica sono molto particolari rispetto alle altre ideologie. Trattandosi infatti di una religione, esso è stato quasi sempre filtrato in maniere differenti nelle varie epoche storiche. A differenza di liberalismo, socialismo, fascismo e nazismo, nati tutti tra il Seicento e il Novecento, i legami tra religione cristiana e potere politico risalgono a quasi duemila anni fa. Nel 380 l’imperatore romano Teodosio dichiara il cristianesimo religione ufficiale dello Stato, mentre già da quasi un secolo le ben note persecuzioni sono finite e tale religione si è ormai estesa anche tra le classi dominanti della società.


È tuttavia nel Medioevo che la Chiesa ha un ruolo di straordinaria importanza negli equilibri politici. Essa infatti diviene, insieme al Sacro romano impero, il pilastro su cui si regge l’ordine sociale. In quest’epoca prevale una visione gerarchica e immobilistica dell’universo: tutto ciò che riguarda la vita terrena è contaminato e imperfetto, mentre la dimensione celeste, divina e spirituale è incorruttibile e perfetta. Per capire bene cosa si intende, pensate al modo in cui è strutturata la Divina Commedia: l’Inferno scavato nelle viscere della terra, il Purgatorio su una montagna (quindi ancora sulla terra, ma più in alto), il Paradiso in cielo. Ecco, la dottrina politica medievale ritiene che questa gerarchia immutabile debba riflettersi anche nella società. L’imperatore ha un compito affidatogli da Dio, quello di preservare l’ordine governando con misericordia e moderazione. Il Papa, essendo il vertice della Chiesa e vicario di Cristo, si occupa della cura delle anime e di attività caritatevoli. Naturalmente le grandi ricchezze ecclesiastiche e la centralità ideologica del cristianesimo conferiscono al papato un grande potere: ricevere la scomunica può avere effetti distruttivi per un re o un nobile.
L’ordine medievale deperisce a causa della nascita del protestantesimo, dell’esigenza di maggiore autonomia da parte dei governanti rispetto alla Chiesa, dall’ascesa di una nuova classe sociale (la borghesia) ispirata a valori individualistici e mercantili fortemente condannati dalla dottrina cristiana. Tra il Seicento e l’Ottocento la Chiesa si trova dunque arroccata su posizioni fortemente conservatrici nei confronti del liberalismo e in seguito anche del socialismo, fautori della laicità quando non dell’ateismo. In effetti, molto spesso le élite borghesi al potere in Europa dopo la Rivoluzione francese espropriano i beni ecclesiastici per ridurre il debito pubblico e finanziare le guerre. In Italia lo Stato pontificio, tramite il quale la Chiesa governava il centro della penisola, viene addirittura occupato e annesso nel 1870. Papa Pio IX reagisce proclamando il non expedit (“non conviene”), ossia esortando i cattolici a non partecipare alla politica italiana. La situazione si ribalta solo nel 1891, con la pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum (“Delle cose nuove”) di Leone XIII. Essa ha una fondamentale importanza per la nascita del cristianesimo democratico. I cattolici infatti si confrontano finalmente in maniera aperta con i liberali e i socialisti:

  • Dei primi rifiutano l’individualismo, l’utilitarismo e l’accumulazione capitalistica smodata, dei secondi l’abolizione della proprietà privata, la visione materialista della storia (soprattutto nei suoi risvolti ateistici) e le correnti che appoggiano la rivoluzione violenta.
  • Sono favorevoli a distribuire maggiormente la proprietà, garantire la protezione sociale ai poveri e un giusto salario ad operai e contadini. Inoltre l’enfasi sulla solidarietà e sul senso di comunità li spinge a promuovere sindacati, imprese cooperative e società di mutuo soccorso.
  • Mantengono una certa rigidità sui temi etici, essendo in genere contrari al divorzio e all’aborto. Fortemente sensibili alla protezione della vita, rifiutano la guerra.

Dunque tra la destra liberale e la sinistra socialista essi si collocano al centro.
Tali posizioni politiche ispirano fortemente don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare italiano (1919). Il programma del partito infatti prevede punti come la distribuzione delle terre ai contadini in piccole proprietà, le libertà sindacali, lo sviluppo dell’assistenza sociale, il disarmo universale e il voto alle donne. Dopo la Seconda guerra mondiale il nuovo impegno dei cristiani in politica è fortemente influenzato adesso dal pensiero del filosofo Jacques Maritain, riassumibile nel concetto di personalismo: tra il liberalismo, che mette al centro l’individuo, e il socialismo (o il comunismo) che invece si concentra sulla classe sociale, i cristiani scelgono la “persona”. Il cittadino è considerato portatore di diritti e libertà individuali, ma la sua realizzazione deve immancabilmente effettuarsi nelle formazioni sociali in cui esso opera (famiglia, scuola, industria, partito, sindacato, eccetera). Esso, insieme al concetto di eguaglianza liberale (eguaglianza davanti alla legge) e social-comunista (eguaglianza sociale), ha concorso a formulare l’art. 3 della Costituzione italiana. In Italia l’eredità del Partito popolare viene raccolta dalla Democrazia cristiana, il più grande partito cattolico d’Europa. Ciò che lo contraddistingue è la grande eterogeneità interna, tale da comprendere tutte le diverse sfumature dell’ideologia cattolica. Analizziamole meglio:

  •  Cristiano-sociali: rappresentano la frangia più vicina ai lavoratori (nella Prima repubblica italiana soprattutto ai contadini), inserita nel sindacalismo cattolico e nelle cooperative bianche. Sono, insomma, di centro-sinistra, i più sensibili ai temi dell’eguaglianza sociale e della solidarietà. Da non confondere con il socialisti cristiani, perché mentre questi ultimi sono spesso contrari alla proprietà privata rifacendosi allo spirito di comunione tipico del cristianesimo, i cristiano-sociali tendono ad essere più favorevoli ad essa, ponendo l’accento sulla correzione delle distorsioni del profitto (forte welfare, regolamentazione del mercato, espansione del settore pubblico).
  •  Cristiani liberali: sono moderati, impegnati soprattutto nella promozione dei diritti umani e contrari a qualsiasi eccesso a sinistra o a destra. Più freddi nei confronti delle aperture laiche, sono favorevoli all’economia sociale di mercato, un sistema che garantisca la libera concorrenza e regolamenti il mercato, ma senza una forte presenza statale.
  •  Cristiani conservatori: si collocano nel centro-destra. Durante la Guerra fredda erano i più ostili ai comunisti e oggi saldamente neoliberisti, ossia fautori di privatizzazioni, libero mercato, flessibilità del lavoro e tagli al welfare. In definitiva, sono più vicini all’idea dello Stato “guardiano notturno”, ossia impegnato quasi esclusivamente a garantire i diritti fondamentali e le libertà economiche. Tradizionalisti sui temi etici, sono decisamente poco sensibili alla laicità. Vicini ai grandi gruppi imprenditoriali e finanziari.

Esiste poi un’altra corrente che ha attecchito poco in Europa, ma è molto più presente negli Usa: il fondamentalismo cristiano. Si tratta di gruppi estremisti che si concentrano soprattutto sui temi etici, scagliandosi duramente contro diritti lgbt, aborto, eutanasia, emancipazione femminile ed evoluzionismo. Di segno totalmente opposto è invece un’altra tendenza fortemente affermatasi nel Terzo mondo e in particolare nei Paesi latinoamericani, la Teologia della liberazione. Essa coniuga il messaggio cristiano con le lotte antimperialiste, a volte fondendosi addirittura con il marxismo in nome della comune lotta per la democrazia, l’eliminazione della povertà e la creazione di una società fondata sulla comunione e la solidarietà. Soprattutto negli anni della Guerra fredda, la Teologia della liberazione è stata fortemente avversata dalle alte gerarchie vaticane per il suo potenziale rivoluzionario. Ma ci troviamo già in una zona grigia tra il cristianesimo e il socialismo. In effetti, a parte l’ideologia cristiana in senso stretto, esistono innumerevoli forme di sincretismo tra questa religione e altre matrici di pensiero:

  •  Catto-comunisti e socialisti cristiani: come già accennato, il capitalismo viene criticato in quanto egoista e basato sullo sfruttamento, caratteristiche incompatibili con il messaggio cristiano. Spesso essi si appellano allo stile di vita delle prime comunità cristiane, che mettevano tutti i beni in comune. L’influenza dei primi è stata forte soprattutto in Italia, dove negli anni Settanta si tentò di formare un’alleanza tra comunisti e democristiani, tanto che il catto-comunista Antonio Tatò era il braccio destro del segretario del Pci Berlinguer.
  •  Anarco-cristiani: ritengono che il messaggio di Gesù sia perfettamente pacifista, libertario, egualitario e perciò contrario a qualsiasi forma di coercizione statale. Essi intendono costruire la società anarchica come il regno di Dio in terra, fondato sulla reciprocità, la cooperazione e la fratellanza universale. Due esempi di anarco-cristiani? Lo scrittore russo Lev Tolstoj e, molto più recente, il sacerdote genovese don Andrea Gallo.
  • Fascismo clericale: è il punto di fusione tra l’ideologia fascista e il cristianesimo più conservatore o addirittura fondamentalista. Esso coniuga il rifiuto del liberalismo, il mantenimento della gerarchia e la totale avversione alla tolleranza di altre religioni nello Stato. Ha avuto un forte influsso sul fascismo italiano dai Patti Lateranensi in poi, nonché sugli analoghi regimi in Spagna e Portogallo

Per finire, bisogna poi sottolineare l’importanza che il cristianesimo democratico ha ricoperto nel processo di integrazione europea. Quando essa cominciò, negli anni Cinquanta, i governi dell’Europa occidentale erano quasi tutti democristiani. Le principali motivazioni che spinsero verso la creazione della Comunità economica europea erano in effetti pienamente condivise dai cattolici: necessità di rendere impossibile un’altra guerra fratricida, incremento del benessere dei lavoratori (una delle principali attività della Cee fu a lungo quella legata alla politica agricola, argomento in merito al quale i cattolici erano fortemente sensibili) e contrasto della minaccia sovietica. Tutt’oggi uno dei fondamenti del funzionamento dell’Unione europea è di origine cattolica, ossia il principio di sussidiarietà: esso dispone che le decisioni politiche debbano essere prese al livello più vicino al cittadino, a meno che le esigenze di efficacia richiedano un intervento a livello più alto (come quello sovranazionale). Il Partito popolare europeo attualmente detiene la maggioranza relativa nel Parlamento europeo e tutte le maggiori cariche politiche, anche se negli ultimi decenni si è allargato fino a contenere componenti estranei alla tradizione cristiana, più vicini a quella liberale o conservatrice (come Forza Italia).

Samuel Boscarello

 

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