Social Network: l’abito che fa il monaco

Pochissime persone leggono Newton, perché bisogna essere dotti per capirlo. Tutti però ne parlano.

Questa è una grandissima lezione che ci lascia Voltaire, quanto mai attuale. I social network sono senza dubbio l’elemento che caratterizza il nuovo millennio sotto il profilo sociologico. La letteratura in merito si sta sbizzarrendo di anno in anno, dividendosi fra chi descrive il fenomeno come l’avvento della fine dell’individualità e chi li presenta come il futuro della democrazia liquida. Come (quasi) sempre, la verità sta in mezzo. I social sono tanti, ma qui analizzerò solo Facebook, poiché è il più usato e quello che conosco meglio.

Facebook è lo specchio della società? Assolutamente no. Questo per due ordini di ragioni: la prima è costituita dall’esistenza dei fake. Sembra una cosuccia da nulla, ma la possibilità di creare un profilo falso concede un ampio margine di azione al singolo che può esprimere idee e opinioni che non esprimerebbe mai fossero firmate col proprio nome. Questo denota una ricerca sfrenata dell’anonimato, causata da un altrettanto sfrenato dilagamento del pregiudizio e dell’etichettamento sociale.

L’altro è costituito da Internet stesso. O meglio, dall’uso incosciente che si fa del più potente motore di ricerca al mondo, Google. Chiunque oggi può ergersi a professore o dottore, enunciando teorie elaborate grazie a una lettura, neanche troppo approfondita, su Wikipedia. Questo dà il via libera a una valanga di disinformazione, che si alimenta in un circuito a spirale che trova il suo esercito negli analfabeti funzionali.

Qual è allora la soluzione? Sembra assurdo parlarne, ma come quando siamo diventati tutti cittadini si è resa necessaria l’introduzione dell’educazione civica, oggi servirebbe un’educazione all’uso del web, dei social in particolare. E servirebbe più agli adulti, che alle nuove generazioni. Perché, se ci pensiamo, quanti saprebbero rispondere alla domanda “come si sta su un social network?”. In realtà la domanda è posta in modo errato, poiché sarebbe come chiedere ad un individuo “come ci si comporta in società?”. La risposta più ovvia è “rispettando le regole”. È vero, le regole. Ma quali sono le regole di Facebook? Sono le regole dettate da un’impresa privata. Non sono democratiche, non le ha decise un parlamento né una comunità. Le ha decise un uomo. Quindi non può essere questa la risposta corretta.

In realtà non esiste un modo per stare nel social network, esistono tanti modi quante sono le persone che ci stanno. È chiaro che un individuo che vuole fare politica ci starà scrivendo dei lunghi post di riflessione su temi sociali, o se è un populista delle brevi frasi shock, se uno è un fotografo posterà le proprie foto, se uno vuole semplicemente starci per condividere i propri viaggi sarà quello ciò che farà. La ricerca sfrenata di visibilità fa sì che quante più persone sconfinino dal proprio ruolo nella società reale sperando di progredire sulla scala sociale della società virtuale. Ma la rete non perdona. Chi finge, chi si crea una maschera, viene subito rivelato. Non esiste un “popolo della rete” che esprime le proprie opinioni e muta il proprio destino, esiste il “popolo in rete”, che sta semplicemente utilizzando un portentoso mezzo per conoscere e diffondere idee.

Il ruolo dei social network è talmente lampante che basta tradurne il nome: rete sociale. Il compito di Facebook, YouTube, Twitter e tanti altri è mettere in comunicazione fra loro gli individui di una società, abbattendo qualsiasi barriera temporale e spaziale. Questa è la vera rivoluzione sociale che le società di oggi devono essere in grado di comprendere, gestire e affrontare. Ognuno sia libero di usare il social come meglio crede, di dare tutti i propri dati e contenuti, o limitare la propria privacy consentendone l’accesso a pochi amici. Le regole tanto invocate sono le stesse della società reale: educazione e rispetto. Forse, chi lo sa, sarà proprio grazie ai social che questi due monoliti del vivere insieme metteranno radici anche nella società reale.

Luca Giarmanà

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