Volta la carta, storia di una Storia dimenticata nel cassetto

Flick, giurista, politico e accademico italiano, ha avuto modo di affermare che «è più che mai necessario rileggere la Carta fondamentale prima di pensare a riscriverla come alcuni chiedono. Prima di domandarsi se essa è ancora attuale, ci si deve chiedere quanto è stata attuata.»

Non è rassicurante pensare che i momenti di ribalta concessi alla Costituzione della Repubblica Italiana si limitino perlopiù a rare occasioni quali trasmissioni della TV di Stato ed occasionali referendum. Eppure questo sembra essere il destino che tocca ad ogni documento storico che sia considerato tale. E in effetti la Costituzione, tra le tante definizioni che le si possono attribuire, è anche questo: un documento storico che ci dovrebbe rendere memori dell’epoca nella quale essa è stata concepita, dello sforzo di ricerca di una soluzione ai problemi dai quali essa scaturì, delle esperienze che desideravano lasciarsi alle spalle coloro che la scrissero. Potremmo allora ritenere valida l’equazione “testo = monumento” di oraziana memoria? È forse la Costituzione una reliquia da portare in processione, ammirare, santificare alle volte, nelle grandi occasioni per poi riporla con cura e dimenticarsene nei giorni ordinari?

Se si tratta di attualità, sembrerebbe che la Costituzione sia stata di grande “tendenza” ultimamente; ma se si passa al piano dell’attualizzazione, in quest’ultimo caso la questione sembrerebbe un po’ diversa. Auspicabilmente necessiterebbe di un ricollocamento nel contesto odierno, con le opportune revisioni che andrebbero applicate, e per molteplici ragioni. Come la scienza della pragmatica studia il linguaggio a partire non dalle fondamenta normative ma dalla lingua viva, parlata realmente dagli individui, così le leggi dovrebbero rispecchiare l’afflato dei cittadini e del modo in cui essi, tutti, vivono. Allora nascerebbe spontaneo un confronto tra Carta e carne, teoria e prassi, aspirazione e vita reale.

La Costituzione dovrebbe essere la ricetta del nostro vivere, una di quelle preziose, da custodire e tramandare, una di quelle pietanze classiche che non deludono mai una volta in tavola, che sanno sorprendere, compiacere ed appagare; una ricetta antica, già usata e riutilizzata abbastanza da essere stata perfezionata, con ingredienti fondamentali, ma sempre aperta a nuove varianti, a spezie che si adattano a seconda dell’occasione, a modifiche su misura dei numerosi e diversi commensali che ne godono.
Una ricetta alla quale far sempre riferimento, che si ricordi sempre di avere nel cassetto. Una di quelle da tirare fuori ogni giorno, da tenere sempre a mente quando la si prepara.

Così, non si può negare che la nostra Costituzione sia un testo ben fatto per moltissimi aspetti, ragionato, ispirato, messo per iscritto da persone come noi, e che avevano compiuto straordinariamente bene il loro dovere quotidiano, dediti alla Patria ed un po’ eroi per questo. Ma persone come noi, appunto, fallibili anche loro, relegate al loro contesto storico di provenienza, e la cui mente andava in una determinata direzione.
Ha avuto peraltro il grande merito di aver riunito persone completamente diverse tra loro, in nome di un obiettivo comune: l’essere uniti, il progresso del Paese, l’urgente affermazione del diritto alla dignità umana.

Oggi disinteressarsi del Paese, della politica, del prendere una posizione, implica inevitabilmente un disinteresse verso noi stessi, verso l’altro e quindi anche verso la Costituzione, ancora inattuata ed inattuale per via di coloro che non concorrono al pieno sviluppo di se stessi e degli altri, al contrario di chi si sforza di portare a termine il proprio lavoro giorno dopo giorno -non instancabilmente, perché col tempo il dovere stanca, tutti, soprattutto allorquando diventi abitudine-, persone che, nonostante i numerosi problemi, nonostante le migliaia di pecche e le crisi dei sistemi, delle monete, delle banche, della produzione, della politica, dei valori, nonostante una società che fila dritto verso un esaurimento nervoso, progrediscono, cioè “procedono in avanti”. Individui con i loro piccoli crolli, ma fermamente certi nella convinzione che davvero ciascuno di noi è chiamato ad attuare la propria vocazione, a realizzarla giorno dopo giorno, nonostante le cose talvolta assurde che lo Stato ci chiede di adempiere, uno Stato che sembra aver perso del tutto l’orientamento, e viaggia in direzione nettamente contraria a quella dei cittadini.

La Costituzione è un’antica istantanea appesa all’ingresso: ci ricorda chi eravamo (siamo), da dove veniamo e verso dove eravamo diretti. Alcuni sentieri andrebbero rintracciati, alcune strade rinnovate, alcuni confini ridisegnati, perché “occidentalmente” «panta rei», e non è bene che a mutare sia solo l’acqua del fiume, ma anche il suo letto, per non restarne impantanati nei punti morti.

Allora, volta la Carta.

Francesca Sortino

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