Una muta per sordi

Nonostante il carico d’impegni dovuti alla vicende degli ultimi tempi, siamo riusciti a ottenere un’intervista con il protagonista indiscusso dello scenario politico italiano.

Buongiorno, grazie di aver accettato l’intervista.
Grazie a lei, è sempre un piacere poter parlare, attraverso voi giornalisti, con i cittadini.

Comincio con una battuta per rompere il ghiaccio, lei si ritiene bella?
Alcuni mi chiamano la più bella del mondo (ride), peccato che spesso gli stessi non vedono l’ora di fare di me qualcosa di diverso. Io non credo di essere né particolarmente bella né brutta. Semplicemente faccio il mio mestiere, come fanno i miei colleghi negli altri Paesi del mondo. Chi fa questo lavoro sa che è l’unico che può andare bene per il popolo a cui si rivolge.

Lei parla di popolo, ma quanti davvero la conoscono?
Dipende cosa intendiamo per conoscono. Sentirne parlare o apprenderne ogni dettaglio? Molti sanno di cosa mi occupo, pochi sanno ciò che realmente voglio esprimere. Si tratta letteralmente di saper leggere tra le righe, ma la gran parte dei cittadini non è in grado di leggerle nemmeno le righe.

Mi spieghi meglio questo concetto.
Io non sono qui semplicemente per dire chi può fare cosa e chi no. Chi mi conosce davvero sa che sono decisamente chiara anche sul cosa dev’essere fatto. Quando ho cominciato il mio lavoro, l’Italia era in una situazione drammatica. Abbiamo fatto grandi passi avanti, senza dubbio, ma stiamo guardando il dito invece che la luna.

Sono in molti che attribuiscono a lei responsabilità e colpe per la lentezza dell’Italia, eppure anche questa volta è uscita indenne dal tentativo politico di modificare le sue mansioni.
Vede, la politica è un gioco davvero strano e particolare. Io non ritengo di essere perfetta, né lo credono i tanti italiani che parlano di me ogni giorno. Forse avrò dei difetti, lo ammetto, ma è davvero mia la colpa della situazione odierna del nostro Paese? Io ho affrontato momenti come il dopoguerra, gli anni di piombo, la crisi della Prima Repubblica e tanto altro ancora. Io sono rimasta, i politici sono cambiati. Se c’è stata una “depressione di valori”, di chi è la colpa?

Ma è davvero così utile la sua presenza al giorno d’oggi?
Sono parte in causa, non posso che rispondere sì (ride). Scherzi a parte, io sono una garanzia. Sono lo scudo che protegge i cittadini da qualsiasi abuso di potere e al contempo difendo il potere garantendogli l’efficacia nel governare una nazione. Esistono degli Stati in cui il mio lavoro non esiste, e sappiamo bene quali siano le condizioni di quei popoli.

Una delle critiche che le viene rivolta più spesso è che lei ha un modo di esprimersi antiquato. Molti invocano un aggiornamento, nell’espressione e nelle mansioni. Cosa ne pensa?
Guardi, prima di dire che il mio lavoro dev’essere aggiornato mi piacerebbe che il mio lavoro venisse realizzato.

In che senso?
Io sono molto chiara nelle direttive che do, ma molte di queste non vengono recepite dalla classe politica. Ci sono tantissime cose che dico da decenni, e non vengono prese in considerazione. Io, tengo a ribadirlo, sono favorevole a un aggiornamento “al passo coi tempi”, se di questo si tratta, ma prima utilizziamo a pieno le energie che posso liberare. Se si continua ad ignorare volutamente parte di ciò che dico, di cosa stiamo parlando? Usiamo una Ferrari, modestia a parte, come se fosse una Cinquecento.

I giovani. Questa categoria che sembra sempre più importante ma al contempo sempre più distante. Lei li sente vicini, i giovani? Crede che possa avere ancora un valore per loro?
A me i giovani piacciono, e io credo di piacere a loro. In fondo sono i loro bisnonni che mi hanno permesso di essere qui, e loro lo sanno molto bene. Si è sviluppato una sorta di affetto materno, pur senza esserci mai incontrati direttamente. Loro mi vogliono bene, riconoscono il mio valore e hanno capito la differenza fra chi fa il mio mestiere e chi fa il politico. Certo, sono arrabbiati, perché hanno paura per il loro futuro. Il compito di canalizzare questa rabbia in entusiasmo è in capo a nuova classe dirigente, che spero arriverà in un futuro non troppo lontano. Questi giovani li vedo alle manifestazioni con le mie immagini in mano ed è veramente emozionante.

Siamo in chiusura, vuole lasciare un messaggio agli italiani?
Io sono al vostro fianco. Per esserlo siamo dovuti passare attraverso orrori indicibili. Non dimenticatevi da dove vengo, e perché è stato necessario che io ci fossi. Ripartiamo dai valori, per realizzare cose concrete. Conoscetemi e appassionatevi, perché io celo in me i racconti di milioni di italiani che sognavano un futuro diverso, un futuro migliore. Fatevi carico di questa responsabilità, io veglierò sempre su di voi.

La ringrazio e le auguro buon lavoro.
Grazie a lei, è stato un piacere.

Si alza, si asciuga una lacrima di commozione e si allontana. Sa che passerà molto tempo prima di essere ascoltata di nuovo. Scorgo un nome, sul bordo del suo elegante cappotto: Enrico De Nicola.

Luca Giarmanà

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