La scala social-sociale

Diverse volte abbiamo sentito parlare della scala sociale, detta altrimenti stratificazione sociale. La Treccani ci dice che “la stratificazione sociale è la condizione degli strati sociali, composti da individui o gruppi, collocati vicini o sovrapposti in una scala di superiorità o inferiorità relativa a seconda della ricchezza, del potere, del prestigio o di ciò che la società in cui vivono ritiene rilevante ai fini della distinzione sociale.”

Una domanda che è possibile porsi è: esiste una stratificazione nei social network? E se esiste, corrisponde alla scala sociale? Si può progredire in essa come nella società?

Una stratificazione nei social network esiste, e lo dimostra la differenza di “peso” che ogni utente ha su una piattaforma o un’altra. Se prendiamo il caso Facebook, possiamo osservare come alcuni profili abbiano poche decine di contatti, mentre agli antipodi abbiamo profili con milioni di utenti collegati. La differenza è dovuta solamente al corrispondente nella vita reale, o c’è dell’altro?

scala_social

La piramide social

Dobbiamo intanto suddividere la piramide in due diverse sezioni. La parte inferiore, o personale, è composta da individui che non generano alcun tipo di influenza sui propri contatti e considerano il proprio profilo come una sfera privata di spazio personale; la parte superiore, o pubblica, è invece composta da profili che mettono insieme sfera privata e sfera pubblica, lasciando che le loro emozioni, i loro pensieri, la loro quotidianità, diventi dominio pubblico, e hanno l’intento cosciente e specifico di generare attenzione e formare un seguito. Cominciamo dalla parte inferiore.

Utente inattivo: nel gradino più basso stanno gli utenti inattivi (o non utenti). Essi sono coloro che nonostante abbiano un profilo non lo utilizzano se non per un accesso raro (uno ogni sei mesi almeno), ma ancor di più sono coloro che non sono utenti, cioè non hanno neanche un profilo al quale collegarsi. Questo non ci deve far cadere nel pensiero erroneo secondo il quale, dato che queste persone non si trovano sul social, non ne sono coinvolte. Spesso vediamo su Facebook foto di persone che non sono iscritte alla piattaforma, ma nonostante questo si parla di loro, si vedono i loro volti e le loro azioni.

Osservatore: l’osservatore è l’utente che raramente condivide contenuti o commenta i post altrui, ma passa il suo tempo online visualizzare i profili altrui, a leggere i commenti, a inoltrare determinati contenuti in forma privata tramite chat. Ha di norma una rete limitata, ma la sfrutta per poter, in maniera discreta e silenziosa, far sì d’essere sempre aggiornato sulle vicende e sulle situazioni degli altri individui.

Utente medio: è il tipico utente normale dei social. Ha un rete di contatti di qualche centinaio, si limita a fare un uso quotidiano leggero, pubblicando non più di due o tre contenuti al giorno. Utilizza il social come passatempo, o per informarsi. Pubblica prevalentemente contenuti di tipo personale e non partecipa alle discussioni che nascono e ai dibattiti che scaturiscono sulla piattaforma.

Utente attivo: compito dell’’utente attivo è rendere nota la propria esistenza. Sente il bisogno di comunicare il proprio punto di vista alla platea più vasta possibile. Non pubblica tanti contenuti, più che altro passa il proprio tempo commentando i post altrui, soprattutto di persone appartenenti alle tre categorie superiori, nella speranza di essere notato e di poter innescare una discussione che gli dia visibilità. Nella maggior parte dei casi, aspira a passare al gradino superiore della scala sociale.

Opinionista: è tale poiché condivide le proprie riflessioni sulla piattaforma. Lo fa spesso in modo articolato e preciso, tentando di suscitare delle riflessioni nella sua rete. Ha un seguito che interviene nei suoi post, e di norma ottiene un numero di like (o retweet) oscillante fra le poche decine e poco più di un centinaio. Le sue riflessioni non hanno l’intento di influenzare il pensiero altrui, quanto di far sì che nasca una discussione, a prescindere dal tema (film, musica, energia, politica, ecc,). L’opinionista nella maggior parte dei casi risponde alle osservazioni che gli vengono poste e ai commenti, e ha interesse a spostare le discussioni nel suo profilo, affinché le sue riflessioni abbiano visibilità.

Influencer: l’influencer ha come caratteristica base lo storytelling. Il tempo dedicato alla creazione di contenuto nei social aumenta notevolmente (diverse ore al giorno). Il suo intento è quello di raggiungere quante più persone possibili che diventino suoi sostenitori, che ricondividano a loro volta i contenuti creati. La particolarità sta nel fatto che una percentuale del seguito (anche solo del 10%) viene realmente e concretamente influenzata dal contenuto creato, dando quindi all’influencer un ruolo fondamentale nella formazione delle idee su determinati argomenti. I profili collegati (like, retweet, ecc…) su ogni post variano da poche centinaia ad alcune migliaia .

Vip: i vip dei social sono molto simili ai vip che siamo abituati a conoscere nella realtà. Non hanno necessità di creare contenuti appositamente per i social, ma dispongono di un seguito talmente grande che si autoalimenta. Si trovano sui social con l’intento di aumentare ancora la propria importanza incrementando il numero di follower che li sostiene e li segue. La loro attività sui social è molto bassa, e spesso è gestita da esperti assunti appositamente per gestire tale attività.

Va tenuto in considerazione che tra un grado e un altro esistono tanti stadi intermedi, e pertanto la piramide va immaginata come un continuum dove è possibile collocare tutti gli utenti dei social network. In un punto non precisato del continuum della parte superiore della piramide, l’utente smette di diventare un soggetto privato e diventa un soggetto pubblico (questo corrisponde di norma alla creazione di una pagina Facebook personale, distinta dal profilo).

La scalata è possibile?

Sì. La novità dei social – e la profonda distinzione con la società reale – è che la scalata è possibile per chiunque. Mentre nella società reale la scalata necessita di strumenti quali reddito, posizione lavorativa, rete di conoscenze e altro ancora, nella società virtuale ciascuno può creare un numero potenzialmente infinito di contenuti e ridisegnarsi ogni giorno in modo diverso. Molti di quelli che oggi sono influencer o vip al loro inizio di “carriera” erano appunto utenti sconosciuti che si limitavano a una partecipazione passiva o semi-attiva.

Questo non illuderci e farci credere che la società social sia come un videogioco dove basta premere “reset” per ricominciare dall’inizio, annullando tutto ciò che è successo. Nei social è cruciale la web reputation, cioè il background social dell’individuo. I contenuti precedentemente creati e condivisi rimangono fissi negli avatar, ovvero nelle immagini che ci facciamo degli altri attraverso i social network. Se Tizio si iscrive a un social e condivide post razzisti e xenofobi, il suo amico Caio saprà che Tizio è razzista e xenofobo. Ma a esserlo è anche il suo avatar, per cui se anche un mese dopo Tizio si ravvede e smette di essere tale, l’immagine a lui legata (l’avatar) rimarrà quella del razzista xenofobo. Rimuovere l’etichetta social (web reputation) è un processo lungo e complicato.

In conclusione, questa scalata è possibile, ma il rischio di cadere e non potersi rialzare è tanto presente e concreto quanto quello della vita reale

Luca Giarmanà

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