Danilo chiede giustizia: una voce contro il silenzio delle istituzioni

È trascorso più di un mese dalla morte di Danilo, tragicamente travolto a Catania sull’attraversamento pedonale di Viale Andrea Doria. Le lezioni universitarie sono alle porte delle aule e presto torneremo a percorrere ogni giorno la circonvallazione verso la Cittadella universitaria e il Policlinico. Tutti, ma non lui, ucciso dalla noncuranza di un guidatore del quale non conosciamo ancora né il nome, né il volto.

In queste settimane abbiamo percorso quell’asfalto, nero come il vuoto in cui una famiglia innocente è stata catapultata. Quella strada, quell’ultima strada che Danilo ha percorso, è esattamente identica a prima del dramma: sembra già che il tempo abbia fatto dimenticare a chi, invece, per dovere istituzionale prima di tutto non dovrebbe dimenticare. Eppure, sono quattordici le firme dei colleghi di Danilo che, consegnando una istanza al Comune di Catania, chiedono che fine abbia fatto quel ponte pedonale che se la sera del 24 Luglio ci fosse stato non avrebbe causato la sua morte. Alla istanza, nonostante l’obbligo di risposta che previene entro trenta giorni, il Comune di Catania non ha risposto. Di fronte a questo silenzio, di fronte a tanta indifferenza, Danilo viene ucciso un’altra volta: il dolore di fronte alla assenza di umanità, la stessa che non ha rispettato il codice della strada, la stessa che non si è curata della sicurezza dei pedoni, è difficile da tollerare.

In qualche modo se lo aspettavano bene i ragazzi che – sconvolti dalla notizia – si sono raccolti in rabbia e dolore nel nome di Forza Danilo! Il gruppo è nato nei giorni in cui lui lottava al Cannizzaro, preparandosi a lasciare la sua vita a chi, oggi, vive grazie ai suoi organi. L’intento è quello di unire energie, idee e contributi che non lascino inosservata la Sua morte. Questa tragedia attende una risposta istituzionale perché altre non se ne consumino più. Perché ciò avvenga, ci vuole una misura efficace ed importante di messa in sicurezza di quel passaggio pedonale. Il gruppo lo ha chiesto all’alba dell’accaduto, lanciando una petizione che al momento 6675 persone sostengono e che, chiunque, può ancora continuare a firmare qui : https://www.change.org/p/enzo-bianco-sindaco-di-catania-mes…

Mentre si cerca di non abituarsi ad accettare e ad ammettere una brutalità del genere, viene inviata al Comune di Catania un sollecito per avere una risposta all’istanza: chiedono di essere posti a conoscenza delle ragioni per cui il ponte non c’è più. Il silenzio e l’indifferenza sconvolgono e trentacinque giorni dall’accaduto non sono pochi per denunciarlo. Che tutto sia identico a prima, è scandoloso. Ma se da un lato, di fronte a tutto questo, c’è una parte della città che si rassegna, dall’altro c’è la rabbia di chi non riuscirebbe a farlo mai: perchè rassegnarsi, accettare e abituarsi significherebbe restare in vita e morire lentamente ogni giorno.

La morte ci lascia sempre sconvolti e ci rende una nullità, specialmente quando arriva come uccello rapace su una preda inerme e innocente, ma noi possiamo superarla con i nostri gesti, dandole un senso. Nulla potrà mai restituirci Danilo, ma il suo sacrificio – come già è avvenuto con la donazione degli organi – può restituire al mondo le altre vite che quotidianamente attraversano quel pericoloso passaggio pedonale. Dedicare a lui questa azione è l’unico modo per tentare di entrare in contatto con frequenze celesti e sentire ancora, come tra i banchi d’Università, il suono felice della sua risata.

Alessandra Di Nora

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