Riccardo Pagano: terzo posto ex-aequo

Costituzione – Diritto al lavoro e disoccupazione

Servono più solidarietà e creatività.

L’articolo 2 della costituzione italiana dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo …”.

Ma lo Stato oggi non garantisce a tutti i cittadini il lavoro, che per l’uomo corrisponde al diritto alla dignità sociale ed economica, perché non c’è niente di più bello che provvedere alla propria famiglia. Al giorno d’oggi, circa il 40% dei giovani in Italia è disoccupato e quindi senza lavoro.

La disoccupazione che interessa diversi paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo in primo piano un idolo, che sarebbe il denaro.

Papa Francesco ha affrontato il drammatico problema della disoccupazione, incontrando in Vaticano dirigenti e operai delle acciaierie di Terni in occasione del 130esimo anniversario della fondazione della fabbrica. Il Papa è particolarmente sensibile nei confronti del problema, perché lui stesso proviene da una famiglia di emigranti italiani, che si dovettero trasferire in Argentina a causa della mancanza di lavoro. Per il Papa, il lavoro è una realtà che riguarda direttamente la persona, la sua libertà e la sua felicità.

Il valore primario del lavoro è il bene della persona umana, perché la realizza come tale, con le sue attitudini e le sue capacità intellettive, creative e manuali. Nell’Italia di oggi succede, però, che molti operai rimangano senza occupazione perché moltissime fabbriche hanno chiuso o si sono spostate verso la Romania o in altri paesi, dove il costo della mano d’opera è più basso. Questo fenomeno si chiama “delocalizzazione” e ha, come conseguenze,  un risparmio sui costi del lavoro e … la disperazione di molte famiglie. Una cosa che si potrebbe fare è invogliare le industrie italiane  a ritornare nel loro punto d’origine e convincere gli Stati a uniformare il costo della mano d’opera.

A causa della disoccupazione sono aumentate le migrazioni di lavoratori singoli, che sono costretti ad andare in Germania o in altri posti senza neanche fare caso alle condizioni in cui poi verranno trattati.

La fase di grave difficoltà economica in cui si trova attualmente il nostro Paese deve essere affrontata con creatività e solidarietà. La creatività di imprenditori e artigiani coraggiosi, che guardano al futuro con fiducia e speranza, e la solidarietà fra tutte le componenti della società, che rinunciano a qualcosa adottando un nuovo stile di vita.

Si potrebbe progredire anche ritornando al passato. Fino a qualche decennio fa, i ragazzini al di sotto dei 18 anni potevano imparare e apprendere lavori artigianali presso i vecchi artigiani come il barbiere, il fabbro, il falegname, il calzolaio, il tappezziere, il sarto. Quest’ultimi sono mestieri che, col passare del tempo, si stanno perdendo. La scuola dovrebbe collaborare con imprese e aziende e così terrebbe impegnati tutti i ragazzi che il pomeriggio, dopo lo studio, non fanno altro che trascorrere il tempo con i social network. In questo modo si offrirebbe a tanti ragazzi un’opportunità lavorativa e si insegnerebbe loro ad usare meglio il proprio tempo libero.

Cultura e Società – Social network poco sicuri? Usiamoli di meno!

I social network consentono di mettere la persone in contatto e far nascere relazioni, permettono di comunicare e condividere la propria vita con altri utenti che vivono ovunque nel mondo. Per entrare a far parte della comunità di un social network è necessario effettuare una registrazione, compilando il form di richiesta dati per il profilo del nuovo utente. Attraverso la creazione di un profilo personale chi si iscrive può raccontare qualcosa di sé, pubblicare immagini, link, musica e video, partecipare a gruppi tematici e alle relative discussioni; interagire con atri utenti in veri modi. È possibile ricercare persone specificando alcuni criteri, come età, sesso, luogo di residenza, interessi comuni. I social network si configurano, quindi, come delle piazze virtuali, che espandono la nostra possibilità di comunicare.

L’uso dei social network ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni, coinvolgendo un numero sempre maggiore di popolazione. Secondo il 43° rapporto annuale del Censis, pubblicato all’inizio dell’anno, sono 19,8 milioni gli italiani che hanno confidenza con almeno uno dei social .

Microsoft ha condotto una ricerca in 11 paesi europei, Italia compresa, da cui emerge che giovani e adulti non hanno la consapevolezza dei pericoli che si corrono in rete. I ragazzi di oggi, pur di ricevere un po’ di popolarità, pubblicano dei post che possono provocare anche imbarazzo. Secondo l’indagine, il 79% dei teenager europei oggi ha almeno una pagina su un social network e il 43% ritiene che sia del tutto normale postare informazioni sulla sua vita personale. In Italia il 29% della popolazione scrive anche il proprio indirizzo di casa, non garantendo la propria sicurezza, il 56% indica il nome della propria scuola e il 76% pubblica foto e video, anche di amici. Evidentemente anche solo una di queste informazioni, condivisa senza prestare attenzione nel web, può permettere ad eventuali malintenzionati di aprire un fronte pericoloso di contatto. Ecco perché quasi il 63% dei teenager è stato contattato da sconosciuti, una percentuale che sale al 73% in Italia, la più alta tra i diversi paesi.

Al giorno d’oggi molti bambini che hanno il cellulare scaricano, senza neanche sapere a cosa servono, i programmi dei social network e, una volta entrati, spinti dalla curiosità, si mettono in contatto con  sconosciuti. Ma questa è colpa dei genitori, che già mettono dei bambini di 8 anni sul web e per giunta non li controllano neanche.

A causa dei social network si sono verificati dei casi di bullismo che hanno visto come protagonisti dei ragazzi, che sono arrivati anche al suicidio. Il 40% dei genitori Italiani non controlla i movimenti del proprio figlio sul web e i post pubblicati. E soltanto il 12 % dei ragazzi ha installato nei computer o nei telefoni un parental control.

Io sono presente in alcuni social network, però non sto molto connesso perché non mi interessa più di tanto e, dopo un po’, mi stanco.  D’altra parte, non li ritengo molto sicuri, perché, anche se ne fai un uso corretto, metti comunque a rischio la tua privacy. Tutti i dati che transitano dal web vengono, infatti, raccolti in un centro che è controllato e controlla qualsiasi cosa noi facciamo.  E allora? Se non riusciamo ad avere una tecnologia totalmente sicura, forse è meglio usarla di meno.

Politica – Dalla Romania a Caltagirone: storia di Cristian.

In questi giorni ho incontrato un ragazzino straniero. Si chiama Cristian, ha 11 anni ed è nato in Romania; è qui da 6 anni.

Il paese in cui lui viveva era di campagna e si chiamava Dorohoi. Lui sostiene che la Romania è più industrializzata dell’Italia, perché siccome in Italia il costo della mano d’opera è caro, le industrie si spostano verso altri posti dove il prezzo della mano d’opera è inferiore. E la Romania è uno di quei posti. I suoi genitori, però, hanno scelto di emigrare per far stare meglio i loro figli. Hanno scelto l’Italia perché, secondo loro, la lingua era più facile e vi erano più possibilità di lavoro.

Cristian mi ha raccontato che il suo viaggio, oltre a essere molto faticoso, è stato lungo, infatti è durato 2 notti e 3 giorni. Durante il percorso lui era anche molto curioso e felice perché stava andando a vivere in un altro posto, dove avrebbe imparato cose nuove che avrebbero arricchito la sua cultura. Per un po’ di tempo lui è stato triste perché aveva lasciato i suoi parenti, però si consolava anche con il fatto che in estate sarebbe andato a trovarli.

Appena è arrivato in Italia, non si è sentito italiano, ma continuava a vivere come se fosse ancora in Romania, seguendo il suo stile di vita e anche la sua cultura.

Qual è il vostro piatto tradizionale?

Non abbiamo un vero e proprio piatto tradizionale. Mangiamo un po’ di tutto, forse di più la carne.

A chi sei più affezionato fra i tuoi parenti?

A mia nonna. Mio nonno, invece, è morto a 56 anni.

La famiglia di Cristian professa la religione ortodossa, che non riconosce come capo il Papa, ma il patriarca di Istanbul. Da loro la messa non si celebra tutti i giorni, ma soltanto 3 volte alla settimana, ovvero il Martedì, il Giovedì e la Domenica. La celebrazione dura 5-6 ore e al posto dell’ostia usano il pane bagnato nel vino. Le feste più importanti come il Natale e la Pasqua non si differenziano molto a livello di tradizione, ma ci sono differenze nel cibo. Per esempio, a Pasqua loro colorano le uova e il loro piatto tradizionale è la Pascà, ovvero una torta composta da marmellata e mandorle.

Se vieni a casa mia a Pasqua, te ne faccio assaggiare una fetta.

Riccardo Pagano

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