Mattia Sottile: terzo posto ex-aequo

Costituzione – Nella Costituzione i valori per uscire dalla crisi

La Costituzione Italiana è  formata da 139 articoli e i primi dodici sono considerati quelli più importanti, perché sono dedicati ai principi fondamentali.

L’articolo 1, 3 e 4 sono collegati tra loro in quanto tutti e tre parlano del diritto al lavoro e dell’uguaglianza.

Nell’articolo 1, dove si legge che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, si sottolinea l’importanza del lavoro, intorno al quale dovrebbe essere costruita la società.

L’articolo 2 tratta dei diritti inviolabili dell’uomo, attraverso i quali una persona può affermare la propria libertà, indicando l’importanza dei diritti naturali, cioè che appartengono per natura all’uomo, senza cui noi oggi non potremmo “VIVERE”. Il riconoscimento e la tutela dei diritti della persona (diritto alla vita, alla libertà, all’onore, alla riservatezza, ecc.) è oggi completato da altre carte di diritti internazionali, in cui si parla di diritti umani o di diritti inalienabili, sempre riferendosi ai diritti dovuti a tutti gli esseri umani, a prescindere dalla loro nazionalità o da altre condizioni personali. Nella seconda parte dell’articolo 2, si fa riferimento ai doveri richiesti ai cittadini e al principio di solidarietà economica, cioè il pagamento delle tasse in base alla ricchezza posseduta.

L’art. 3 parla dell’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Si sottolinea, quindi, che la legge è uguale per tutti e che bisogna cercare di far mantenere un equilibrio tra i tutti i cittadini, evitando disparità tra le persone. E’ compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale alla realizzazione di questa uguaglianza.

Ai nostri giorni la discriminazione esiste ancora; ad esempio nel mondo del lavoro le donne sono svantaggiate rispetto agli uomini perché  i datori di lavoro vedono le donne come una “perdita”, nel caso in cui venga richiesta l’astensione dal lavoro per maternità. In questo campo c’è ancora molto da fare, perché in uno Stato che valorizza davvero la famiglia e l’individuo dal suo nascere, la maternità dovrebbe essere intesa come ricchezza e risorsa per il futuro, e questo potrebbe realizzarsi se lo Stato intervenisse, ad esempio con incentivi alle aziende.

Anche altre categorie di persone, che vengono definite “diverse” dalla società combattono per ottenere gli stessi diritti, organizzando manifestazioni e proteste in numerose piazze per ottenere la parità rispetto a tutti gli altri.

L’art. 4 riprende l’articolo 1, ribadendo il diritto al lavoro, come strumento di ricchezza materiale e morale per la persona. Svolgere un lavoro o una professione permette di avere un ruolo nella società odierna, dando dignità a ciascun individuo.

Questo concetto a volte viene esasperato da parte di alcuni datori di lavoro, che per aumentare i loro profitti trascurano la sicurezza, provocando il fenomeno denominato “morti bianche”, ovvero la perdita della vita da parte dell’individuo mentre sta lavorando.

Un altro problema sul tema del lavoro che si verifica in Italia è la “fuga di cervelli”, un fenomeno che consiste nel fatto che molti giovani specializzati non trovano occupazione lavorativa e sono costretti a lasciare l’Italia per raggiungere destinazioni più ambite come il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Brasile, la Spagna e altri paesi con situazioni lavorative migliori della nostra.

L’Italia, a causa di questo fenomeno, non riesce a recuperare gli investimenti che ha messo in campo nel settore della formazione e della ricerca, non riuscendo a sfruttare i talenti che invece vengono valorizzati in paesi Esteri, trasformando il capitale umano in risorsa economica.

L’art. 9 della nostra Costituzione parla dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica e della tutela e salvaguardia del patrimonio storico, artistico ed ambientale. La tutela del patrimonio artistico è molto importante nel nostro paese, perché le nostre immense ricchezze artistiche e culturali devono essere valorizzate e messe a disposizione di tutti.

Oggi, nonostante tutte le attenzioni dedicate alla salvaguardia dei monumenti storici del nostro paese, si assiste ad episodi di vandalismo, che mettono a rischio il patrimonio culturale.

Tutti gli articoli a cui si è accennato (dal n. 1 al n. 9) presentano un legame tra loro. Infatti il lavoro, i diritti inviolabili dell’essere umano, l’uguaglianza tra gli individui ed il rispetto per ogni scelta che non sia in contrasto con le leggi dello Stato, il rispetto delle cose comuni e dei beni artistici e culturali, costituiscono la base delle convivenza civile di un popolo.

Questi valori, se gestiti in armonia tra loro, possono far ripartire lo sviluppo e la crescita sociale ed economica del nostro paese, favorendo il superamento del grave momento di crisi.

Cultura e Società – Libertà d’opinione e diritto di satira

La libertà di opinione è la base dei principi democratici di ogni società moderna.

La nostra Costituzione agli articoli 21 e 33 sancisce questi principi.

Infatti l’art. 21 recita che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, mentre il 33 riporta che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

La libertà di espressione si trova anche nelle più evolute civiltà antiche, come la Grecia o l’antica Roma, dove si riconosceva la libertà di esprimere pubblicamente le proprie opinioni.

Purtroppo nella storia dell’uomo antica e recente, si è dovuto assistere a numerosi episodi di repressione della libertà di opinione, sia di quella religiosa, come la repressione della chiesa cattolica contro gli eretici nel periodo medievale o, in periodi più recenti, nei regimi comunisti prima della caduta del muro di Berlino, sia di quella scientifica, come nei confronti di Galileo Galilei, che fu costretto a smentire se stesso su principi astronomici che aveva scoperto, per evitare di perdere la vita.

Ed ancora fenomeni politici come il nazismo in Germania ed il fascismo in Italia sono da considerare conseguenza della negazione della libertà di opinione. Infatti il fascismo si instaura di fatto con le “leggi fascistissime”, con cui il regime iniziò a controllare l’opinione pubblica e la stampa, gestendo a sua convenienza le informazioni, mentre il regime nazista inizia con la “notte dei lunghi coltelli”, quando Hitler fu a capo della serie di assassinii politici che eliminarono i principali oppositori al pensiero nazista.

La libertà di opinione, quindi, è da sempre stata in netto contrasto con ogni regime instauratosi con la forza. Infatti, motti che avevano larga diffusione nell’Italia fascista erano “taci, il nemico ti ascolta”, o “taci, anche i muri hanno orecchie”, che non erano altro che dei modi per intimorire il popolo ed evitare che si potessero esprimere e diffondere il dissenso e le opinioni contrarie al regime.

In tali situazioni non poteva esistere una vera satira, cioè quel gioco di parole e di immagini che in assoluta libertà, con comicità e ironia, racconta soprattutto la politica. Non esisteva la possibilità per nessuno di utilizzare la satira come mezzo per riportare la verità dei fatti all’attenzione di tutti.

Piuttosto esisteva una satira cattiva, che si basava non su fatti reali, come la satira che esiste in un paese libero, ma su fatti inventati per mettere in cattiva luce i nemici del regime o per diffondere opinioni contro quelli che erano considerati “diversi”, come la feroce e ingiusta attività di persecuzione avviata proprio con vignette e bugie contro gli ebrei, condotta nella Germania nazista e conclusasi con i vergognosi fatti della Shoah.

E’ chiaro pertanto che nelle situazioni di limitazione della libertà di pensiero, la satira “vera” non possa trovare alcuno spazio.

Al giorno d’oggi alcune persone pensano che la libertà di opinione non abbia limiti, anche se, secondo me, i limiti esistono, e sono dettati dal buon senso.

Negli ultimi tempi, una famosa testata giornalistica francese denominata “Charlie Hebdo”, che si occupa di satira, ha pubblicato delle vignette che raccontano il disastroso terremoto verificatosi nelle Marche, raffigurando l’accaduto come un piatto di lasagne (pietanza tipica italiana), fatta con i muri crollati al posto della pasta, i morti come ripieno ed il sangue delle vittime come salsa.

In un altro caso, quando c’è stato l’incidente della valanga nell’hotel di Rigopiano, sempre la stessa testata giornalistica ha pubblicato una vignetta con la morte che scende sugli sci portando il messaggio in francese “è arrivata la neve”.

Questi giornalisti, evidentemente, non rispettano la morale comune, raffigurando vignette che superano abbondantemente il limite del buon gusto, scherzando sulla morte e sul dolore degli altri e mostrando una totale assenza di sensibilità.

Come sempre, con gli eccessi si cade nell’errore, e nell’uso eccessivo e sbagliato della libertà di satira si è visto un mancato rispetto di un altro principio, che è importante quanto la libertà stessa: il rispetto della sensibilità comune e del dolore degli altri.

Politica – L’immigrato della ceramica: dall’Albania a Caltagirone.

Besnik  Harizay è un immigrato albanese venuto in Sicilia per diventare ceramista calatino.

Durante l’infanzia, Besnik in Albania pascolava le pecore facendole scappare sempre, perché  lui si metteva a disegnare con la pietra sui muri piuttosto che prestare la sua attenzione al gregge, e il disegnare lo faceva viaggiare in un mondo tutto suo. Nonostante le punizioni quotidiane di suo padre, lui non riusciva a smettere di disegnare, fin quando capì che disegnare sarebbe stato per lui un mestiere in cui avrebbe messo molta più passione: da lì in poi capì che si doveva dedicare all’arte.

Besnik non diventò subito ceramista, ma prima esercitò la professione di insegnante in una scuola del suo paese; ma anche se amava molto insegnare, sentiva che quella non era la sua strada.

Un giorno Besnik, andando a scuola a piedi, percorrendo molti chilometri come ogni giorno, incontrò un suo vecchio alunno, il quale, a bordo della sua auto, gli offrì un passaggio, raccontandogli  di come era riuscito a fare fortuna in Grecia: se un suo alunno era riuscito a fare fortuna, anche lui  poteva tentare.

Allora decise di emigrare in  Grecia, dove fu costretto a cambiare il suo nome per poter lavorare e, dopo una breve esperienza in terra greca, decise di partire per  l’Italia avendo messo da parte, con molti sacrifici, una somma di denaro tale da permettergli il viaggio.

La decisione di andare proprio in Italia fu poiché durante il suo periodo di studi era rimasto affascinato da tutte le opere artistiche del nostro paese ed in particolare aveva la curiosità di vedere di persona il barocco della Val di Noto, che lui aveva studiato in modo particolare.

I genitori non supportarono la sua scelta, perché secondo le tradizioni albanesi, essendo lui l’ultimo dei figli maschi, doveva rimanere in Albania affinché potesse prendersi cura dei genitori sino alla loro morte.

Nel 1993 Besnik partì e sbarcò in Puglia, precisamente a Brindisi, e attraversando il sud d’Italia decise di fermarsi a Grammichele, una cittadina in provincia di Catania, dove si era stabilito un suo parente.

Agli inizi del suo periodo in Italia, il sig. Harizaj  lavorò in campagna, con molta paura essendo un clandestino, cosciente che se le forze dell’ordine l’avessero trovato, l’avrebbero riportato in Albania e spendeva quanto guadagnava nell’acquisto di tele e colori.

Ma la svolta della sua vita stava per arrivare: un pomeriggio, alla fine della dura giornata lavorativa in campagna, incontra il professore Luigi Gismondo, preside dell’istituto d’arte di Grammichele, il quale, dopo aver ammirato uno dei suoi dipinti, con molta sincerità gli disse che era sprecato nei lavori nei campi, perché aveva delle mani d’oro.

A seguito di questo incontro, quando Besnik finiva di lavorare nei campi, andava dal professore per imparare le tecniche per la rifinitura della ceramica di Caltagirone.

In seguito, nel 1997 il signor Harizaj apre una sua bottega a nome della moglie, nella quale vende ceramica di sua produzione, avendo anche delle belle soddisfazioni: le sue opere sono presenti in alcuni film di grande successo, come in “GRANDE GROSSO E VERDONE”.

Nonostante il successo nel lavoro, per il coraggioso Besnik la vita non è stata sempre semplice, infatti alla nascita del suo negozio gli abitanti del paese erano molto diffidenti verso uno straniero che si era dato all’antica e raffinata arte della ceramica locale.

Le sue ceramiche sono molto particolari:  infatti Besnik non segue i canoni comuni nell’uso dei colori; usa il rosso e il giallo, perché ritiene di riportare in vita gli antichi colori, usati nel 1500.

Superata la diffidenza iniziale per la novità nei colori, i calatini e i turisti che numerosi arrivano hanno iniziato ad apprezzare la ceramica rosso-giallo dell’artista albanese, e la produzione di Besnik ha subito un forte incremento negli ultimi anni, promettendo di diventare un punto di riferimento per il mercato della ceramica calatina del prossimo futuro.

La storia di Besnik Harizaj è una storia a lieto fine, che dimostra come dall’integrazione dei migranti possa derivare uno scambio di culture che arricchisce il paese meta della migrazione.

Mattia Sottile

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