Le 10 (+1) cose che hanno caratterizzato il 2017

Come ogni anno, ParlaMente vi propone una veloce carrellata sui principali eventi (e non solo) che hanno segnato il mondo, l’Italia e il territorio siciliano. Cominciamo subito:

Donald Trump

Il 20 gennaio il tycoon della destra americana si insedia alla Casa Bianca. I toni del discorso d’inizio mandato sono nettissimi: oggi il potere passa da Washington ai cittadini, dice. Eppure bisognerebbe capire quali cittadini. Di certo non quelli che sono periodicamente scesi in piazza contro i suoi provvedimenti fortemente conservatori, dal bando dei viaggiatori provenienti da Paesi islamici (ma non dall’Arabia Saudita) alla riforma fiscale oltremodo generosa per i più ricchi, passando per l’atteggiamento indulgente verso le violenze dei gruppi razzisti. Nel cassetto rimangono l’abrogazione della riforma sanitaria di Obama e la grande chimera del muro con il Messico, sempre che le rivelazioni del Russiagate sui legami con Putin non disarcionino Trump clamorosamente.

La guerra all’ISIS

La pagina più nera del conflitto in Siria viene scritta il 4 aprile 2017, quando a Idlib muoiono più di 80 civili per un attacco chimico. Gli USA accusano il presidente siriano Assad, che nega tutto e viene difeso da Putin. Washington non va molto per il sottile e bombarda a sorpresa la base da cui sarebbero partite le armi chimiche aumentando la tensione con la Russia. La nuova aggressiva politica militare statunitense si manifesta anche dieci giorni dopo, quando su una base Isis in Afghanistan viene lanciato l’ordigno non nucleare più potente al mondo. Il Califfato perde continuamente terreno e il 15 ottobre le forze armate siriane liberano Raqqa, sua “capitale”. Tuttavia con l’indebolimento dell’Isis esplode la questione curda: a settembre la regione dell’Erbil si reca in massa alle urne per chiedere l’indipendenza del Kurdistan iracheno, mentre nel nord della Siria continua la rivoluzione anarco-comunista del Rojava. Il prossimo dilemma geopolitico nell’area riguarderà proprio il conflitto tra minoranze perseguitate in cerca di un nuovo assetto sociale e governi centrali, per nulla disposti a cedere porzioni del proprio territorio.

Attentati terroristici (e non)

Londra (due volte), San Pietroburgo, Stoccolma, Parigi, Manchester, Barcellona, Turku, New York. L’Isis miete vittime, pur se sconfitto sul terreno militare, ma non bisogna cadere nella scontata dicotomia “fondamentalismo islamico vs. Occidente cristiano”. Non a caso a Charlottesville, negli USA un neonazista uccide una manifestante con le stesse modalità usate dal Califfato: un’auto dritta contro la folla. Non a caso l’attentato più sanguinoso del 2017 avviene in Egitto, nella moschea di al-Arish: più di 300 morti e 100 feriti nell’indifferenza dei media di casa nostra. Senza dimenticare gli attacchi alle chiese copte (sempre in Egitto) e a città arabe e africane come Mogadiscio, Baghdad, Ouagadougou e Teheran. E nemmeno l’effetto di emulazione esercitato su singoli squilibrati, come l’uomo che sparando a Las Vegas durante un concerto ha ucciso 58 persone.

Macron, Merkel, Brexit, Catalogna: Europa ingovernabile?

Quando le presidenziali francesi hanno consacrato la vittoria dell’europeista Emmanuel Macron, in molti hanno pronosticato il tracollo definitivo del populismo di destra (che anche in Olanda, poco prima, aveva deluso). I fatti di qualche mese dopo hanno smentito questa ipotesi: in Germania l’estrema destra va in doppia cifra ed entra per la prima volta in Parlamento. La coalizione tra democristiani e socialdemocratici ne esce sconfitta e con essa la proverbiale stabilità tedesca. Per la Merkel una matassa difficile da sbrogliare, specie dopo il fallimento delle trattative per una coalizione tra democristiani, liberali ed ecologisti. Nel frattempo le trattative per la Brexit continuano e non sembrano deporre a favore del governo britannico: nei sondaggi i socialisti guidati dal carismatico Corbyn hanno sorpassato i conservatori, troppo divisi sulle modalità per uscire dall’Ue. In Spagna invece esplode la questione catalana. La maggioranza indipendentista indice un referendum per la separazione da Madrid, il governo nazionale risponde con la repressione poliziesca e il commissariamento della regione. Proprio nel momento di maggiore attrito il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, di certo non un Che Guevara, tentenna e fugge in Belgio per evitare l’arresto. Nel frattempo si tengono nuove elezioni, che però non sbrogliano la matassa: gli indipendentisti non hanno la maggioranza del voto popolare, ma in virtù della legge elettorale ottengono 70 seggi su 135. Punto e a capo.

Le sentenze del Tribunale DELL’AJA

La corte internazionale istituita nel 1993 per giudicare i colpevoli dei crimini di guerra e contro l’umanità nell’ex-Jugoslavia ha concluso i lavori, comminando le ultime sei sentenze. Tra esse spiccano la condanna all’ergastolo per Ratko Mladic, responsabile del massacro di Srebrenica, e a vent’anni di reclusione per Slobodan Praljak. Proprio quest’ultimo, non accettando l’accusa di pulizia etnica rivolta soprattutto contro i musulmani, si è suicidato in aula ingerendo una fiala di veleno.

Scandali fiscali

Già nel 2016 i Panama Papers hanno rivelato una lunga serie di nomi eccellenti che hanno nascosto i propri soldi in paradisi fiscali. Un giornale tedesco nel novembre 2017 pubblica un’altra lista nella quale sono coinvolti soggetti, se possibile, ancora più importanti: Apple, Nike, Bono Vox, la regina e il principe Carlo d’Inghilterra, Madonna, George Soros e il ministro statunitense per il commercio Wilbur Ross, che ha legami con società russe.

Persecuzioni e scenari di guerra

Poco più a sud dello scenario siriano-iracheno sta imperversando una catastrofe umanitaria di grandi dimensioni: lo Yemen è conteso tra le forze leali al presidente Hadi e i ribelli sciiti. Negli interstizi tra le due fazioni si sono frapposti poi i fondamentalisti islamici, i quali controllano porzioni importanti di territorio. Ovviamente la guerra tra fazioni è anche uno scontro tra potenze, segnatamente tra Arabia Saudita (pro-Hadi) e Iran (per gli sciiti). A pagare il prezzo più alto sono i civili: le stime dei morti spaziano tra 4mila e 10mila, mentre più di tre milioni di persone sono sfollate e una grave epidemia di colera flagella il Paese. Intanto continuano le schermaglie nella regione del Donbass, al centro di una disputa tra Russia e Ucraina. Nell’ultimo spicchio del 2017 la visita di Papa Francesco ha portato i riflettori anche sulla persecuzione dei rohingya, minoranza musulmana della Birmania buddista. La vicenda ha fatto cadere una coltre di delusione sulla figura di Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione democratica del Paese finalmente giunta al governo. Va detto però che la San Suu Kyi ha le mani legate: i ministeri chiave e gli apparati di Stato rimangono infatti sotto il controllo dell’esercito, responsabile di una dittatura trentennale. Per finire, anche se il mondo è in ansia per le tensioni sul filo dell’atomica tra Usa e Corea del Nord, in realtà la prossima polveriera sembra la Palestina, che ha ovviamente interpretato come una grave provocazione il riconoscimento statunitense della sovranità israeliana su tutta Gerusalemme.

Gli accordi con la Libia

Gli sbarchi di migranti in Italia nel 2017 sono crollati del 30% circa rispetto al 2016. È il risultato della politica del Ministro dell’Interno Minniti, che ha coinvolto il governo libico di Serraj nel contenimento delle partenze. Se da un lato i fautori dell’aiutamoli a casa loro hanno applaudito il governo, dall’altro i nodi dell’accordo sono giunti presto al pettine. L’Onu ha condannato duramente le condizioni disumane dei campi di detenzione libici nei quali vengono rinchiusi coloro che tentano di migrare clandestinamente. Inoltre la Guardia costiera di Serraj ha commesso azioni discutibili, come rifiutarsi di soccorrere un barcone in mare aperto. Accuse che si aggiungono a quelle di varie Ong (Emergency, per esempio) le quali accusano Minniti di intralciare le loro operazioni di soccorso nel Canale di Sicilia.

Il Governo Gentiloni

All’inizio del 2017 molti sospettavano che il nuovo premier non sarebbe arrivato a mangiare il panettone. Invece eccolo qua, con un indice di popolarità sorprendentemente alto se confrontato con lo scetticismo di inizio mandato. Su quali aspetti l’esecutivo si è concentrato di più? Sanità innanzitutto: aumento dei livelli essenziali di assistenza, reintroduzione dei vaccini obbligatori e biotestamento. Poi c’è la sicurezza, sul quale si è adottato un approccio particolarmente duro: i decreti Minniti-Orlando, la cancellazione di alcune restrizioni per il ricorso alla legittima difesa, la politica migratoria restrittiva. Altro importante provvedimento è il reddito d’inclusione, un primo passo verso il contrasto alla povertà. Intanto il Paese si avvia alle urne con la nuova legge elettorale, il Rosatellum-bis (approvato con doppia fiducia, cosa che ha suscitato non poche polemiche), e una prospettiva di difficile governabilità: al momento Pd, M5S e il centro-destra si contendono la vittoria.

La Sicilia e Caltagirone

Il nuovo Presidente della Regione è Nello Musumeci, che guida una coalizione di centro-destra. Vittoria di cui si compiace il sindaco Ioppolo, da sempre vicino al neo-governatore. L’operato della giunta si è concentrato principalmente sulla necessità di programmare l’uscita dal dissesto finanziario, obiettivo raggiunto in extremis con l’approvazione del bilancio da parte del Ministero. Il 2017 è stato però anche l’anno della raccolta differenziata porta a porta e della nascita della Consulta giovanile. D’altra parte a giugno si sono registrate le dimissioni dell’assessore alla Cultura Vito Dicara, il cui posto è tuttora vacante.

ParlaMente

Un anno tutto d’un fiato: il concorso giornalistico Boschetto Press, l’indagine statistica Centotrecento su Caltagirone, il progetto di educazione civica nelle scuole medie CivicaMente e per finire i nostri ormai immancabili appuntamenti di dibattito e orientamento universitario.

 

A tutti voi che ci sostenete, grazie di cuore!

Buon anno nuovo,

da ParlaMente

Samuel Boscarello

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