L’esigenza di saper raccontare la Storia

Altri paesi d’Europa si sono già posti il problema, diversi anni fa ormai: come comunicare con le nuove generazioni? E, soprattutto, come con quelle del domani, vista la continua evoluzione dello strato sociale delle popolazioni? In Francia, ad esempio, nel 2000 si calcolava che circa il 13% della popolazione totale fosse di origine africana (cioè si stima 9 milioni di persone), non è difficile riflettere sul fatto che buona parte di quegli individui provenissero dalle antiche colonie francesi, Senegal, Algeria, Marocco, Tunisia, volendo volontariamente tralasciare quelle sparse in altre aree del mondo.

Immaginiamo adesso una comune classe di una comune scuola francese, anche la città col tasso più basso di stranieri, deve affrontare la questione di come insegnare la storia col metodo tradizionale, trovandosi in un’ aula diversificata etnicamente: come raccontare, in breve, agli studenti di origine algerina o tunisina il grado di civilizzazione dell’Occidente, quando questo è stato costruito sulla repressione e lo sfruttamento delle colonie e dei suoi abitanti? Come dovrà comportarsi l’insegnante per permettere ai suoi alunni di comprendere le ragioni di una nazione – la Francia – decisa a concorrere con le maggiori potenze dell’Europa dell’epoca?

Per sottolineare quanto il caso trattato non sia contingente, la regione della Murcia, in Spagna, contava decine di migliaia di abitanti di origine straniera soltanto qualche anno fa, in larga parte provenienti dai territori dell’America latina. Anche lì i professionisti dell’istruzione dovettero rivalutare il proprio metodo didattico, per aggiornarlo alle mutate esigenze culturali e sociali.

E mentre il problema è ancora più che attuale, la mia mente vola al presente, alle contingenze di oggi. Le notizie degli sbarchi nelle coste italiane e greche risuona nelle teste di tutti, impegnandoci in uno sforzo ormai quotidiano. Tanti sono quelli che riescono a raggiungere l’Europa, come coloro che muoiono durante il viaggio. Per i primi è la realizzazione di un sogno tanto sperato e sofferto, un sogno condiviso con i cari e i parenti che non sono riusciti a tramutarlo in realtà.

Tuttavia l’Occidente si rivela ancora una volta insensibile alle numerose richieste d’aiuto provenienti dalle aree del mondo storicamente più sfruttate. Dei numerosi paesi dell’EU in pochi hanno risposto positivamente a tale contingenza: alcuni hanno persino reagito violentemente nei confronti dei migranti che cercavano di ricominciare una vita, lasciandosi alle spalle un passato di dolore e sofferenze.

Riprendendo il discorso iniziale, immaginiamo un futuro non troppo lontano in cui in una ipotetica scuola europea, costituita in prevalenza da stranieri, i cui nonni o bisnonni hanno dovuto attraversare il Mediterraneo in cerca di un luogo sicuro in Europa. In questo contesto la domanda ritorna attuale. Cosa lasceremo ai nostri figli? Come racconteremo la storia di un’Europa cinica e crudele, poco intenzionata a analizzare e affrontare la realtà così come si presenta? In breve, cosa lasceremo loro, quali valori, quali principi?

Andrea Mattia

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