Le Invasioni in scena: contro ogni barriera

È esperienza comune percepire quasi un sentimento di disagio trovandoci accanto a qualcuno che abbia una disabilità, di qualunque tipo questa sia. Un disagio che nasce dall’incapacità a comportarsi “nel modo giusto”, senza in alcun modo ferire chi abbiamo di fronte.


Invasioni, spettacolo di Monica Felloni in scena al Teatro Verga fino al 18 febbraio, sviscera questo sentimento nello spettatore indagando in modo sottile, penetrante e persino implacabile. Lo fa raccontandoci una gestualità che fin dagli inizi incanta e danza, rompendo la prigione dell’oblio e della solitudine.

L’opera teatrale è suddivisa in cinque scene e in ciascuna di queste si trovano elementi dell’altra. Ricorre spesso l’immagine della fune che collega il cielo alla terra: attraverso questa alcuni corpi si muovono, lasciandosi cullare dal profondo ritmo che regola il cuore.

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I corpi umani sono parole, miriadi di parole“, e i corpi umani sono anche espressione della Terra, la indossano in tutte le sue forme. Come il grano, così l’uomo, “e speriamo che quest’anno sia benevolo il tempo“.

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La compagnia Nèon, da anni impegnata nel teatro della diversità, racconta l’esperienza del venire al mondo come un’invasione. Invasione è anche Esistere. Più che un semplice occupare spazio, più che una conquista, è un movimento continuo, un intreccio con l’altro, una relazione necessaria a cui nessuno può sottrarsi. E in questo innumerevole mondo fatto di infinite diversità, “anche i corpi strani come il mio sono belli“, e se ci sono devono essere guardati anche loro, con semplicità, con naturalezza, “perché anche se diverso io sono pur sempre figlio di qualcuno “.

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La scena si articola attraverso scelte musicali di rilievo: tra queste, la Dolcenera di De André si fa voce de “l’amore ha l’amore come solo argomento“, ma anche del desiderio dell’irrealizzabile, delle cose che vorremmo fare ma che non possiamo. Il limite è un confine che può essere superato: stringendo forte la mano di chi abbiamo accanto, senza riuscire a camminare si può essere in grado di volare, perché noi possiamo essere eroi – canta forte David Bowie – just for one day.

Lo spettacolo è un atto di fede verso lo spettatore, ma è anche un inno emozionante alla vita: nella sua complessa diversità, misteriosa, silenziosa e bella.

Alessandra Di Nora

 

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