Il nuovo volto di Vivian Maier

Vivian Maier, una bambinaia vissuta fra gli anni Cinquanta e Novanta, è oggi considerata una delle fotografe di spessore più importanti della storia. Grazie al suo grande talento nel cogliere l’attimo ci ha permesso di godere delle mille sfaccettature culturali di alcune città come New York e Chicago nel primo dopoguerra. Foto di speranza e coraggio che danno voce ad un’America fiera di aver combattuto per la propria libertà: sguardi profondi pieni di esperienza raccontano un inconscio ancora presente nelle memorie di chi oggi continua a fare storia. Tra sorrisi, pianti e domande ognuno dei suoi scatti rivela calde emozioni di dubbi e curiosità

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Vivian, per oltre 40 anni, sarà la tata di molti bambini che oggi, ormai adulti, la raccontano come una donna riservata e solitaria ricordando, oltre alle varie attività quotidiane, la sua abitudine alle lunghe passeggiate lungo le strade povere della città. Il motivo ancora oggi non si conosce, ma guardando dietro le sue scelte traspare la sua voglia di voler vivere situazioni nuove, diverse e curiose. Spesso i soggetti più fotografati erano bambini in procinto di un gioco, di un abbraccio o di una semplice domanda passata dalle lenti di quei grandi occhi chiari dagli sguardi teneri. Scatto dopo scatto sentiamo l’incombente necessità di entrare dentro quella specifica realtà, trasportati da un’irresistibile piacere di voler camminare assieme a quella donna che si accinge a raggiungere la fine della galleria o di voler star seduti sul tram, davanti i due signori appena addormentati.

Vivian ci mostra che dietro l’obiettivo viveva una donna forte con un grande senso dell’umorismo pronta a ritrarsi nei modi più bizzarri e creativi tutte le volte che ne trovava l’occasione. I suoi autoritratti sono sempre caratterizzati da uno o più elementi che invadono l’intera fotografia non lasciandola mai sola. È come se sentisse l’esigenza di cercare il suo posto nel mondo, un contatto con gli altri ma mai diretto, sempre filtrato dalla macchina fotografica portata costantemente al collo. Era il mondo che comunicava con lei trasportandola in situazioni che mai si sarebbe immaginata di vivere con quel carattere timido ed introverso.

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Nel 2007 John Maloof spoglia finalmente questa donna tra i rullini mai sviluppati, scoprendo la presenza di circa 100.000 scatti artisticamente validi, vissuti con molta attenzione ai dettagli. Ogni sua fotografia esprime un effetto chiaro e limpido che spinge, chi guarda, a fermarsi ed aspettare. Il coinvolgimento arriva solo dopo che il racconto di quella situazione diventa anche il tuo nuovo modo di pensare.

Cristina Manuello

 

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