La mafia calatina: nomi, affari ed estorsioni di Cosa Nostra a Caltagirone – Parte II

Il boss Seminara, i mafiosi calatini e i rapporti con Messina Denaro

Caltagirone non è un’isola felice. A Caltagirone la mafia c’è ed è sempre stata piuttosto forte, stabilmente inserita in Cosa Nostra, parte importante dell’assetto mafioso della Sicilia orientale e buon punto di riferimento per la Cupola palermitana e corleonese. Gli affari della mafia nel Calatino riguardano opere pubbliche, estorsioni importanti a tanti commercianti e legami con la politica.
Questo pezzo è il secondo di una serie di articoli sulla storia e le attività della criminalità organizzata a Caltagirone. Ogni articolo tratterà un aspetto di questo tema: dalla famiglia La Rocca agli attuali capi della cosca calatina, dalle ingerenze in politica e affari fino al racket ai danni delle imprese della città.
Un ringraziamento va ai Carabinieri della Caserma di Caltagirone, in particolare al Comandante del Nucleo Operativo Tommaso Cilmi, e ai giornalisti, che ci hanno aiutato, attraverso importanti contributi, pareri e spunti di ricerca. In fondo ad ogni articolo vi sono poi tutti i riferimenti e le fonti a cui si è attinto, tutte reperibili online.

Turi Seminara, l’attuale boss di Caltagirone al 41 bis

Da anni, come certificano molte operazioni, processi e sentenze, il reale referente di Cosa Nostra per Caltagirone è Salvatore Seminara, detto Turi. Dalle carte processuali e gli articoli di cronaca che lo riguardano, Seminara, imprenditore agricolo di origini ennesi, sembra quasi essere un dirigente di una grossa azienda che, grazie agli ottimi risultati e alla devozione dimostrata, viene mandato nelle varie sedi dislocate ad operare per conto dell’azienda per la quale lavora. Il piccolo problema è che l’azienda, nel suo caso, è Cosa Nostra e che, al posto di una promozione o un’importante buonuscita, alla fine a lui è toccata la detenzione al 41 bis (confermata anche da una recente sentenza della Cassazione). Alcuni membri delle forze dell’ordine sospettano che Turi Seminara resti oggi il referente calatino per Cosa Nostra, nonostante la detenzione al regime di carcere duro1-2a.
Molte delle informazioni su Seminara come referente della famiglia di Caltagirone sono relative all’indagine Kronos, compiuta pochi anni fa4. Questa indagine ha permesso di fare luce su alcune controversie interne ai clan mafiosi della provincia di Catania. Una delle controversie riguardava l’elezione del rappresentante provinciale di Cosa Nostra, per la quale era scaturita una contrapposizione tra i Santapaola-Ercolano, capeggiati da Francesco Santapaola (parente e successore di Nitto Santapaola, storico boss di Catania arrestato negli anni ’90 nelle campagne di Granieri), e le famiglie di Caltagirone e Lentini2b-2c. Nell’indagine compaiono le descrizioni di numerosi summit tra i capi delle tre famiglie per cercare di risolvere i conflitti e di dirimere, con la violenza, i problemi derivanti da alcuni mafiosi che erano stati sostituiti nella gestione degli affari a Palagonia. È interessante notare che uno dei summit, che ha visto presenti solo esponenti del clan La Rocca, sia stato fatto nel 2009 in un bar di Caltagirone, come conferma il testo di una sentenza della Cassazione2d.

Giglio Spampinato, Tangorra e gli altri mafiosi calatini

Le carte della Cassazione e i tanti articoli trovati su internet e nel mensile S forniscono un quadro pieno di informazioni e nomi rispetto alla composizione della mafia a Caltagirone. In particolare, tra le persone che formano il clan mafioso del Calatino, ve ne sono alcune che hanno con la nostra città un legame criminale più profondo, perché residenti nella nostra zona. Tre di questi sono uomini particolarmente vicini al boss Seminara: Davide Cosimo Ferlito4, imprenditore incensurato a cui era stato affidato il compito di occuparsi della gestione e del controllo degli appalti, Salvatore Russo, autista di Seminara e uomo perfettamente inserito nelle logiche criminali di Cosa Nostra a Caltagirone, e Liborio Palacino, figlioccio di Seminara, intermediario tra la cosca e alcune vittime di estorsione e partecipante ai summit organizzati nella masseria del boss2g.
Gli altri due mafiosi del clan La Rocca nati e residenti a Caltagirone sono Angelo Giglio Spampinato2e e Giuseppe “Nuccio” Tangorra2f. I due erano, e probabilmente rimangono, uomini importanti della cosca calatina. Ci furono però anche frizioni tra Tangorra e Giglio2f. Nel marzo 2015, infatti, il boss Seminara investì Nuccio Tangorra del ruolo di rappresentante di Caltagirone per conto della famiglia, insieme ad una seconda persona, Giacomo Polizzi. Questa decisione non piacque a Giglio Spampinato, che, risentito, non si presentò a salutare ed incontrare il boss Seminara.

I rapporti con Matteo Messina Denaro

Vi sono spesso ingerenze dei potenti clan catanesi su Caltagirone, oltre a molti interessi da parte della Cupola palermitana e trapanese di Cosa Nostra. Intorno al 2005, per esempio, lo storico clan catanese dei Laudani cercò di sfruttare lo scontento di Marco Grimaldi, ex uomo dei La Rocca, per creare un nucleo calatino a loro fedele2h. Inviò quindi a Caltagirone un gruppo di sei uomini armati, per intimidire i La Rocca. Nonostante l’inizio di una trattativa e alcuni importanti incontri tra i vertici della mafia calatina e i Laudani, alla fine nulla venne concluso, a causa dell’arresto di Marco Grimaldi. Pare che nell’arresto di quest’ultimo e nell’infelice conclusione dell’accordo ci fosse lo zampino di Alfredo Palio. Alfredo Palio, secondo alcuni indiscrezioni era (o forse è tutt’ora) l’uomo di fiducia nel Calatino di Matteo Messina Denaro, uno dei latitanti più ricercati al mondo5.
Sono molte le indagini e gli articoli in cui risulta evidente un collegamento tra Messina Denaro e Caltagirone3. Secondo il collaboratore Giuseppe Tuzzolino, anni fa Gianfranco La Rocca (si veda il primo articolo) entrò in contatto telefonico con il superlatitante, attraverso un costosissimo e sicurissimo dispositivo cellulare Vertu, difficilmente rintracciabile. Sembra che proprio a Matteo Messina Denaro dovessero spettare trecentomila euro dall’appalto per la costruzione del prolungamento stradale della Libertinia, sulla quale la mafia aveva messo le mani, come dimostrato dall’operazione Reddita Viae.

La mafia calatina oggi

Da mesi la mafia calatina sembra dormiente. I Carabinieri sospettano che si tratti di una situazione di stand-by: si attende la morte di Ciccio La Rocca – nei confronti del quale resta intatto il rispetto dei mafiosi di Cosa Nostra6 – per allontanare definitivamente la famiglia sammichelese dal trono della mafia calatina. Vi sono interessi configgenti su Caltagirone, e la morte del patriarca potrebbe dare il via ad una guerra che veda contrapposti i Santapaola e i Laudani, che, come abbiamo visto, sono da sempre desiderosi di allungare le proprie mani sul territorio calatino.

Giovanni Fumere Mattia

Fonti:

1. “Mafia, diventa definitivo il 41 bis per Seminara”, Giornale di Sicilia, 15 maggio 2018;
2. Le seguenti sentenze della Cassazione:
a. Sez.1 Num.28804 Anno 2018
b. Sez.1 Num.39389 Anno 2017
c. Sez.1 Num.39390 Anno 2017
d. Sez.2 Num.51641 Anno 2017
e. Sez.1 Num.43926 Anno 2017
f. Sez.1 Num.43925 Anno 2017
g. Sez.1 Num.14681 Anno 2017
h. Sez.5 Num.863 Anno 2017;
3. “Pronto, padrino?”, Dagospia, 20 aprile 2016;
4. Mensile “S”, numero 103;
5. “Il referente di Matteo Messina Denaro a Caltagirone: ‘Alto livello culturale, vestito bene e sapeva parlare’”, Meridionews, 16 febbraio 2016;
6. “Comunicazione di dati e notizie per la Relazione annuale sull’andamento dell’amministrazione della giustizia nel distretto (1.7.2011/30.6.2012)”, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone.

 

Link alla prima parte: la famiglia La Rocca e il patriarca Ciccio.
Link alla terza parte: le interferenze con la politica e le aziende.
Link alla quarta parte: le estorsioni ai commercianti.
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2 pensieri su “La mafia calatina: nomi, affari ed estorsioni di Cosa Nostra a Caltagirone – Parte II

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