Inchiesta sprechi: Museo Hoffman

All’entrata Nord della città di Caltagirone si trova la fatiscente struttura della Fornace Hoffmann. Sono in pochi a poter dire di essere entrati, almeno una volta nella vita, in quello che qualche anno fa era un centro di cultura tra i più importanti e moderni del Calatino, e che ora versa in uno stato di totale abbandono. La storia della Fornace Hoffmann è una di quelle che hanno fatto sognare e amaramente provocato delusione a chi, in questa terra, sogna un futuro dove la trasmissione e la diffusione della cultura vada di pari passo con la modernità.

Iniziò tutto undici anni fa, quando nel 2008 questo complesso venne inaugurato dall’allora amministrazione Pignataro, con il nome di “Museo Tecnologico dei laterizi Ex Fornace Hoffmann”. Se con un po’ di immaginazione provassimo a rimuovere i segni dell’abbandono e del degrado, potremmo avere un’idea di come questa struttura apparisse alla sua inaugurazione: un interessante esempio di ristrutturazione di una vecchia fabbrica di laterizi, con un largo uso di acciaio e di vetro, nel rispetto della struttura dell’antica fabbrica, della quale sono state riprese le parti più suggestive, come il forno e le lunghe gallerie.

Questo spazio, interamente realizzato grazie a fondi europei, fu utilizzato nei suoi primi anni per mostre, ma anche per piccoli spettacoli e vari eventi culturali. Come testimoniato nella nostra intervista dall’allora sindaco Prof. Pignataro, la struttura era stata affidata a Impronte Vegetali, e furono pochi i periodi di inattività, come ad esempio durante le festività. Il complesso museale non ebbe ripercussioni a causa delle vicende politiche locali, infatti anche con il cambio di amministrazione il Museo continuò a essere utilizzato. L’abbandono della struttura è bensì dovuta alle conseguenze di un provvedimento giudiziario dovuto a una festa mai realizzata, ossia quella di Capodanno 2014. L’amministrazione Bonanno concesse lo spazio del Museo alla ditta Global Service Management, appunto per l’organizzazione della festa, ma pochi giorni prima di Capodanno sorse un problema di sicurezza. Il numero di partecipanti alla festa superava infatti il numero di unità che la struttura poteva, secondo le norme, contenere. Il Comando dei Vigili del Fuoco ritenne inidonea la documentazione presentata dal Comune e le Forze dell’Ordine, all’epilogo di questa vicenda, apposero i sigilli, sequestrando quindi gli immobili.

Il progetto del Sindaco Bonanno, che ha parlato con noi di quanto accaduto, prevedeva che la struttura diventasse un contenitore culturale, cioè uno spazio espositivo a disposizione degli artisti. Nei piani era pure previsto un collegamento con la Scuola d’Arte di Catania, ma a interrompere questo progetto non vi è stato solo il sequestro del sito, bensì anche la sfiducia che pose fine all’amministrazione Bonanno. Durante il periodo di sequestro, durato un anno e mezzo, atti di vandalismo e la mancanza di lavori di manutenzione hanno riportato l’area al degrado e all’abbandono. Il dissequestro è avvenuto nellìagosto 2015, ma da allora nulla di concreto e visibile è stato fatto per far ritornare l’Ex Fornace allo stato di decoro che merita.
Di seguito, le interviste da noi realizzate al Prof. Pignataro e al Dott. Bonanno, entrambi ex sindaci della nostra città, che ringraziamo per la disponibilità.

Intervista all’ex sinDaco Pignataro

Come sono stati reperiti i fondi europei e qual era il progetto iniziale?
I fondi europei rientrano all’interno della progettualità dell’ASI (Agenzia di Sviluppo Integrato), creata per individuare risorse messe a disposizione dalla Comunità europea che a quel tempo erano cospicue. Nell’ultimo mio quinquennio abbiamo fatto investimenti per 40 milioni di euro in opere pubbliche. Non ricordo se per la Fornace erano tre o quattro milioni.

Chi era responsabile della gestione della Fornace?
La Fornace è stata gestita direttamente, e nell’ultima fase, da Impronte vegetali che poteva fare una programmazione libera purché compatibile con le esigenze del Comune. L’associazione si occupava di chiudere, aprire, della pulizia, tutte cose che furono fatte.

Ci furono periodi di non utilizzo?
Pochi. Magari a Natale o Pasqua non c’erano grossi eventi, ma abbiamo fatto sfilate, mostre, vari eventi culturali di questo genere.

Alla fine del Suo mandato, in quali condizioni si trovava la struttura?
Io la lasciai perfettamente funzionante. L’amministrazione Bonanno per alcuni mesi non la utilizzò tranne una volta per una festa di fine anno col catering che portò al sequestro perché non c’era autorizzazione per quel tipo di attività. Nonostante le diffide vendettero i biglietti tramite la rete.

Questo secondo Lei ha inciso sull’abbandono in cui versa oggi?
Sicuramente ha inciso per il fatto che il Comune non ha più potuto utilizzare la struttura. Ma questo riguarda anche i Semini. Del resto non si può chiedere una cifra elevata per darla in gestione ma darla in gestione ad un costo ragionevole avrebbe una ricaduta sociale molto alta. Per la Hoffmann avevamo pensato che, essendo all’ingresso della città, potesse essere supportata da un bookshop, parcheggio, cioè delle attività economiche che permettessero di mantenere in vita la struttura senza oneri per il comune. Il parcheggio era previsto anche dal Piano regolatore. Solo così una struttura culturale si può mantenere perché comunque ci sono delle spese da sostenere (scerbatura, riscaldamento etc). Deve esserci una redditività per il privato e questo ancora oggi fa inorridire tanti ma il Comune non può sostenere i costi e invece può chiedere che quella redditività venga usata per tenere in vita la Fornace. Noi abbiamo fatto decine di attività culturali dentro la Fornace Hoffmann. Non si possono mettere a disposizione impiegati comunali, che peraltro non ci sono, e inoltre ciò costerebbe troppo, invece un sistema pubblico-privato funziona e il pubblico deve fare da regolatore mentre il privato gestisce.

Secondo Lei il Comune, con questo tipo di gestione, non sarebbe totalmente nelle mani del privato?
Se il pubblico ha le idee chiare può condizionare il privato nella gestione della struttura e creare sevizi che vengono ovviamente pagati dai cittadini come per esempio il parcheggio da cui il turista potrebbe muoversi per andare nei luoghi vicini, San Giacomo, Sant’Agostino, che rappresentano degli attrattori culturali. Si sarebbe creata una razionalizzazione dei servizi e anche un miglioramento della viabilità. Ovviamente bisogna avere una progettualità e un’idea della città.

Ha qualche rimpianto riguardo all’utilizzo della struttura?
Eravamo a sei mesi dalla fine del mandato. Ero nelle condizioni di fare approvare il Piano regolatore e farlo trovare all’amministrazione successiva. Invece fu presa la decisione di lasciarlo pronto all’amministrazione Bonanno che sulla base del programma presentato ai cittadini avrebbe potuto approvarlo, pur correggendo qualcosa, ma non l’ha approvato. In questo momento la città ha solo vincoli ma non gode dei vantaggi che potrebbero derivare da un Piano regolatore che tenga conto dei problemi della città come il calo demografico. I rimpianti ci sono sempre perché col senno di poi alcune cose potevano essere fatte meglio però il fatto di aver recuperato tutti i contenitori culturali che erano abbandonati è stato un merito.

Ci sono stati costi a carico del Comune riguardo alla gestione?
Costi irrisori: la luce, il riscaldamento. L’abbiamo gestita in economia o direttamente o con le associazioni e i soggetti che volevano fare delle attività però quella struttura ha ospitato eventi di pregio come le collaborazioni con l’Istituto d’Arte legate all’innovazione nel settore della ceramica. Avevamo creato un circuito ampio che andava dalla zona delle ville di Santa Maria di Gesù all’ingresso della città. La struttura era illuminata e c’era in qualche modo un presidio. Del resto, quando una struttura è usata anche il controllo sociale aumenta. Io credo che il tema vada posto all’ordine del giorno perché non solo non c’è valorizzazione del patrimonio culturale ma un ulteriore depauperamento e le spese per recuperare la Fornace aumenteranno (per es. so che l’ascensore ancora non funziona). Quindi è necessario avere una visione di ciò che bisogna fare, anche tenendo conto del mondo che cambia per esempio in riferimento al ruolo che la città vuole avere nel Mediterraneo.

Intervista all’ex sindaco Bonanno

In che condizioni era la Fornace quando si insediò?
Non appena mi sono insediato, abbiamo effettuato un controllo degli edifici. Riguardo alla Fornace insieme ai tecnici abbiamo rilevato che serviva qualche piccola spesa per alcune sistemazioni strutturali come l’ascensore o i danni causati da infiltrazioni d’acqua. Cercammo degli investitori privati che potessero coprire queste spese in cambio della possibilità di realizzare eventi. Trovammo un soggetto disponibile ad effettuare gli interventi in cambio della possibilità di organizzare un evento di Capodanno. Era necessario ricorrere a interventi privati perché la situazione economica del Comune non ci forniva liquidità. Accadde però che vi furono segnalazioni al Commissariato da parte di miei oppositori politici e da quel momento la struttura fu sequestrata fino a dopo la mia sindacatura.

Cosa prevedeva il vostro progetto?
Il nostro progetto prevedeva la realizzazione di un contenitore culturale, ovvero uno spazio espositivo per artisti. Avevamo intenzione di utilizzare i finanziamenti provenienti dai patti delle aree interne (SNAI), ovvero fondi regionali da usare insieme ad altri sei Comuni. Volevo usare quei soldi messi a disposizione dalla Regione ma fui sfiduciato e mi fu impossibile continuare il lavoro. Volevo inoltre creare un collegamento con la Scuola d’Arte di Catania. La risorsa di Caltagirone è il turismo culturale, la Fornace era centrale per questa visione.

Perché vi fu il sequestro?
La Fornace necessitava di misure di sicurezza, la responsabilità di questa mancanza fu della ditta non del Comune. È strano che fino a un anno prima nessuno fosse mai intervenuto, dopo che mi sono insediato io sì.

Il dissesto influì sulle vicende della Fornace?
No, la Hoffmann poteva essere recuperata con fondi regionali che non influivano sul bilancio.
Ha mai provato a interloquire con l’amministrazione precedente in merito a questo progetto?
No. Il momento dell’interlocuzione è il cambio di consegne, e al cambio di consegne non è stato presentato alcun progetto in merito alla Fornace. Neanche successivamente vi sono stati altri scambi.

Cosa ne pensa della situazione attuale?
Non so cosa stia facendo l’amministrazione attuale. Oggi i fondi ci sono ancora, ci sono stati dei bandi a ottobre 2017 che avrebbero potuto coprire le spese di recupero al 100%.

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