“Non ti preoccupare papà, sto bene”

Le parole di Sami Modiano, sopravvissuto ai campi di concentramento

Sguardo intenso, carnagione chiara, labbra sottili e una voce nitida. E’ un uomo semplice, ama stare in mezzo ai giovani e raccontare il suo vissuto attimo dopo attimo. La storia ha cambiato la sua vita fin da giovane, all’età di 13 anni. Sami Modiano è uno dei sopravvissuti ai campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz e oggi ha deciso di raccontare a tutti le atrocità vissute durante la sua adolescenza, ha deciso che il mondo ha bisogno di verità per non poter più patire il male commesso. Nato a Rodi il 18 luglio 1930 dal padre Giacobbe e la madre Diana, aveva una sorella di nome Luana. E’ questa la sua presentazione a dei giovani liceali presso il cineteatro Sant’Anna di Caltagirone. L’emozione è tanta, la sala è piena di ragazzi e la sua voce ammanta di brividi la nostra pelle. Il racconto della sua vita inizia proprio da un triste episodio d’infanzia, quando è costretto a lasciare la scuola elementare e nel silenzio regnante nella sala tuonano le sue ferme parole: “E’ una colpa essere ebreo?”.

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Istituto Luce: le lacrime e i sogni di noi italiani

I popoli che non amano portare le armi finiscono per portare le armi degli altri.

Queste parole pronunciate da Benito Mussolini ci permettono di comprendere i principi portati avanti durante gli anni della sua politica. Il fascismo perseguiva fortemente il concetto del cameratismo, fondato sulla condivisione di ideali da parte di gruppi militari pronti a difendere il valore della patria attraverso la guerra. La forza, il potere, uno stato ordinato e subordinato al governo era ciò che desiderava fortemente il Duce. Vari sono gli elementi che riconducono a questo progetto politico. Egli veniva spesso ritratto a torso nudo mentre praticava boxe, segno dell’uomo forte e robusto, il nome “duce” con cui era designata la sua figura, rimanda etimologicamente a quella del comandante delle truppe a Roma, il fascio littorio, simbolo di compattezza e unione, e il saluto fascista erano connessi alla grande età imperiale romana. Il suo programma politico aveva inevitabilmente travolto ogni settore della società. Continua a leggere

Rivelazione di un nuovo mondo e apoteosi del nostro ego?

È una gradatio ascendente di emozioni quella che pervade l’anima e la mente nel Simbolo Perduto di Dan Brown. Ancora una volta l’autore, come nei suoi precedenti romanzi, guida il lettore attraverso sentieri tortuosi, accompagnandolo in un’operazione di riscoperta della simbologia occulta ammantata di tanto mistero. Sono segreti taciuti quelli dei romanzi di Dan Brown e ancor di più nel Simbolo Perduto è presente il recupero di antiche concezioni, le quali divengono strumenti per meglio comprendere il presente. La rivelazione di segreti mistici non può che costituire un escamotage per un’analisi dell’arte più approfondita. Quest’ultima riesce ad essere il punto d’inizio per poter svelare al lettore gli intrighi di ogni avventura browniana. È un Dan Brown, questa volta, che ha fretta di farci addentrare in una nuova rivelazione, che diventa artefice di un’atmosfera intrisa già agli albori di mistero. Le vicende non perdono tempo nel racchiudersi in un vortice tormentoso e dal quale sarà difficile uscire, che cattura il lettore nelle mille sfide da affrontare fisicamente e intellettualmente. Continua a leggere

L’altro aspetto della Siria

Ormai vive da un po’ di anni in Italia, ma le sue emozioni, i suoi ricordi e il suo cuore sono piantati saldamente in una terra in cui non può più vivere, una terra che lascia un sapore dolce nella sua bocca ed esala profumi orientali. I suoi ricordi ci trasmettano a pieno la nostalgia che reca con sé e la gioia nel raccontarci non di un’atmosfera devastata, logorata e sanguinante per la guerra, ma un’altra realtà da quella che i media ci tratteggiano con vocaboli aspri, forti e intrisi di violenza. Questi sono i ricordi di una ragazza di nome Fatten, nata in Grecia, cresciuta in Siria e risiedente qui in Italia con la sua famiglia. Continua a leggere