cARTagirone

Non possiamo assolutamente fermarci qui.

Questa fu la nostra riflessione dopo l’inaugurazione del boschetto che molti di voi ricorderanno con il nome di CALTAgreenONE. Ebbene sì, non potevamo assolutamente fermarci. Dovevamo assolutamente personalizzare quel piccolo angolo di verde che, con tanta difficoltà, avevamo pulito, restaurato e rimesso a nuovo. Così, senza troppi indugi, ci siamo subito buttati nella realizzazione del cARTagirone, un evento volto a rendere il boschetto un piccolo museo a cielo aperto e a raccogliere fondi per un secondo progetto: impiantare sul posto l’attrezzatura da workout. La novità del cARTagirone è subentrata quando abbiamo deciso di lasciare che fossero gli altri a costruire l’evento stesso e così, abbiamo lanciato un piccolo bando su Facebook che invitava, indistintamente, tutti coloro i quali erano vicini al mondo dell’arte e della fotografia, a inviarci le loro opere. Da quella semplice immagine provocatoria lanciata sui social, è nato il nostro e il vostro, cARTagirone. La nostra e-mail, nei giorni a seguire, diventò un via vai di fotografie, quadri e disegni. L’entusiasmo cresceva e la responsabilità anche.

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Foto di Salvatore Saeli


Volevamo fare le cose ancora più in grande così abbiamo deciso di inserire anche la musica all’interno del nostro piccolo grande evento. E, come se non bastasse, lanciammo anche una lotteria al fine di raccogliere i fondi per comprare le attrezzature da workout. La lampadina di ParlaMente non si è più spenta da quel momento. Bisognava organizzare la mostra, contattare le band, risolvere mille problemi logistici, vendere più biglietti possibili, pulire il boschetto e chi più ne ha più ne metta. Il cARTagirone diventò il nostro pane quotidiano.

I giorni passarono nella frenesia dell’organizzazione e nell’ansia di non riuscire a fare tutto come promesso. Ma finalmente, tra un problema risolto e un altro appena iniziato, arrivò il tanto atteso giorno. Armati di cordino abbiamo iniziato a realizzare i supporti per i quadri e ogni artista, che veniva a portarci le proprie opere, si fermava a darci una mano. E così, grazie all’aiuto di tutti i ragazzi che ci hanno supportato, il boschetto si è magicamente trasformato in un corridoio che si divincolava tra gli alberi e sul quale si affacciavano illustrazioni, disegni, dipinti. Il tutto impreziosito dai passepartout, dai cartellini con i nomi degli artisti e dai cavalletti che gentilmente ci sono stati prestati.

Alla fine di questo percorso è stata adibita l’area musicale e l’area ristoro. Con i colori negli occhi, i brani dei fantastici Milk di sottofondo e l’immancabile caffè dell’area ristoro, abbiamo visto i nostri invitati passeggiare dentro quel boschetto che non era mai stato così accogliente. Inutile dire che le nostre aspettative sono state largamente superate quando abbiamo constatato che all’evento erano presenti famiglie come anche ragazzi e bambini. È stato meraviglioso vedere presenti molti ragazzi che, a dir loro, non si sono mai sentiti stimolati dalle iniziative calatine ma che, per la prima volta, hanno sposato l’iniziativa a pieno. Come già detto prima, l’evento è stato realizzato da noi ma soprattutto da chi, esterno all’associazione, ha creduto in esso. Gli artisti hanno intrattenuto gli ospiti spiegando come e perché il loro quadro fosse stato realizzato in quel modo e così, eravamo felici di vedere come ognuno di loro ha conquistato non quindici minuti di notorietà, come disse Warhol, ma un’intera giornata per dimostrare il proprio valore. E, come se non bastasse, anche la lotteria è stata fortunata. Abbiamo visto partecipi centinaia di persone che con il loro contributo ci hanno aiutati a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati.

La giornata è volata e, nonostante l’abbandono del sole, si poteva ancora scorgere qualcuno intento ad aguzzare la vista pur di guardare cosa eravamo riusciti a metter su. L’entusiasmo ha lasciato il posto alla stanchezza e pian piano è arrivato il momento di levare le tende. Con nostra grande sorpresa, genitori e ragazzi sono rimasti a smontare l’ambaradan con noi e tutti insieme, fino all’ultimo, abbiamo salutato il boschetto. Tornando a casa, risuonavano ancora nelle orecchie gli innumerevoli complimenti che ci erano stati fatti tanto che, ripensandoci, credo che il cARTagirone sia durato almeno altri tre giorni nelle nostre teste e nei cuori di chi è stato con noi. E così, in un solo giorno, noi tutti abbiamo dimostrato che anche un posto senza nemmeno l’elettricità può tornare a brillare e risplendere se solo ognuno di noi si ricorda di accendere se stesso.

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