Il cancro del tempo ci divora

Così scrive Henry Miller fra le prime righe del suo Tropico del Cancro, un romanzo pubblicato nel già lontano 1934 a Parigi, e che di Parigi divenne un po’ un souvenir per tutti i letterati e gli scrittori dell’epoca.Nei paesi anglosassoni il romanzo fu infatti vietato, giacché appariva scabroso, esplicito, pornografico, e chi più ne ha più ne metta. Questa fama, che viene sempre portata all’attenzione come prima cosa, rimane comunque solo una traccia di quello che il romanzo è nel suo insieme, e cioè un dirompente scrosciare di parole e di vita romanzata, dentro e fuori i corpi. Miller lo considerava praticamente un’autobiografia, ma il ritmo e la verbosità lo rendono romanzo a tutti gli effetti. Cosa si racconta? Si racconta in prima persona la vita di un emigrato americano in una Parigi che straborda di arte e di grandi ispirazioni che sono concesse soltanto a chi ha il genio di trovarle. Insomma sembra di trovarsi un decennio indietro, negli anni ’20, quando gli artisti si riversavano a migliaia nella capitale francese alla ricerca di pascolo intellettuale e atmosfere che potessero dare finalmente una scintilla al loro genio più o meno incompreso. Continua a leggere