Abbiamo bisogno di questo referendum

Solo i cretini non cambiano idea, lo dicono tutti. Persino i cretini stessi quando devono rimediare a qualcosa che hanno fatto. Ma conosco Saqili e so che è tutt’altro che cretino, dunque il suo improvviso cambio di rotta non mi lascia scosso, essendo motivato in modo intelligente. Tuttavia non posso condividerlo, perché mi sembra ci siano delle falle nel ragionamento. Analizziamo le tesi di Saqili passo per passo. Continua a leggere

Perché al referendum non voto, anche se sostengo le rinnovabili

Nel mio precedente articolo ho snocciolato alcuni dati utili per farsi una propria opinione in merito al referendum del 17 aprile. In quell’articolo, dopo un processo abbastanza lungo e combattuto, mi sono schierato a favore del SÌ. Dato che le sole motivazioni tecniche non sono riuscite a farmi propendere né per il SÌ né tantomeno per il NO, la vera ragione che mi spingeva a votare SÌ era la seguente: bisogna dare un segnale forte alla classe politica del Paese affinché continui a supportare la transizione verso le risorse di energia rinnovabili. Una motivazione un po’ stirata, ma che nel mio caso ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il SÌ. Forse alcuni avranno notato che nell’esporre i dati e poi la mia opinione non ho neanche una volta fatto menzione dell’astensione. Il motivo è semplice: ritenendo di avere un forte senso dello Stato e delle istituzioni, l’eventualità di astenersi a una qualsiasi chiamata elettorale è fuori discussione. Per questo motivo ho provato un sincero disagio nell’apprendere che il Partito Democratico invitasse i propri elettori all’astensione. Per me era inconcepibile che un partito, che poi è anche quello che governa il Paese, invitasse i suoi cittadini all’astensione. Allora ho cominciato a farmi qualche domanda e ad approfondire quello straordinario istituto di democrazia diretta che è il referendum. E ho trovato un documento del Senato che riassume in breve il dibattito che scaturì fra il ’46 e il ’47 fra i padri costituenti sulla decisione di inserire o meno il quorum di partecipazione al voto, cioè quel meccanismo per cui se non va a votare la metà più uno degli elettori il referendum non è considerato valido. Ebbene apprendo che il raggiungimento del quorum fu introdotto, nelle intenzioni dei padri costituenti, allo scopo di evitare che una legge eventualmente approvata con larghissima maggioranza dal Parlamento fosse poi abrogata da una esigua parte dell’elettorato. Continua a leggere

Perché al referendum voterò sì, anche se non serve a niente

La prima cosa che dobbiamo fare è capire per bene di cosa tratta il referendum. Seguite il mio ragionamento. In Italia si estraggono sia gas che petrolio, sia sulla terraferma che in mare. Disinteressiamoci di gas e petrolio estratti sulla terraferma perché il referendum non tratta di questo. Interessiamoci invece di gas e petrolio estratti in mare. La prima distinzione da fare è:

  • gas e petrolio estratti entro le 12 miglia (22,2 km) dalla costa;
  • gas e petrolio estratti oltre le 12 miglia (22,2 km) dalla costa.

Il quesito del referendum tratta solamente di gas e petrolio estratti entro le dodici miglia (22,2 km) dalla costa. Non tratta quindi delle trivellazioni di gas e petrolio sulla terraferma e oltre le dodici miglia dalla costa.

Ora vediamo di capire per cosa stiamo andando a votare. Continua a leggere

The black fall: il prezzo del petrolio

Il nero sfila, certamente. Ma quando i capitalisti parlano di nero, non parlano certo di quali vestiti facciano sembrare più magri, bensì intendono il loro oro (nero, appunto) che oggi sta facendo dimagrire i portafogli delle grandi compagnie petrolifere. Ovviamente non siamo più nei tempi di Rockefeller, quando il grande magnate newyorchese controllava Cleveland e tutti i pozzi di estrazione più importanti del suolo statunitense arricchendosi a dismisura, e questo lo dimostra il recente crollo del prezzo del petrolio. Continua a leggere