Le 10 (+1) cose che hanno caratterizzato il 2017

Come ogni anno, ParlaMente vi propone una veloce carrellata sui principali eventi (e non solo) che hanno segnato il mondo, l’Italia e il territorio siciliano. Cominciamo subito:

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Il dissenso dei giapponesi in memoria di Hiroshima

Facciamo un volo verso l’Asia, richiamati dal dissenso e dalla rabbia dei manifestanti giapponesi nei confronti della nuova legge sulla difesa. È metà settembre ed il parlamento vara una norma che non passa inosservata né agli occhi del suo popolo, né a quelli del mondo tutto. La posizione pacifista, assunta dopo la seconda guerra mondiale, è venuta meno con un pacchetto di leggi che autorizza l’intervento dell’esercito giapponese in aiuto degli Stati Uniti e di altri alleati, nel caso in cui questi subissero un’aggressione armata. Il grande ripudio della guerra, principio sovrano della costituzione nipponica, è stato tradito, e con esso i consensi al governo di Shinzo Abe; una generazione di giovani e meno giovani protesta lungamente, ferita dall’essere rappresentata da un parlamento che non la difende. Tutto ciò all’interno di una cornice retoricamente infuocata tra Tokyo e Pechino nelle rivendicazioni territoriali sul mar Cinese orientale. Proprio all’inizio di settembre la Cina ha organizzato una parata per commemorare la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale, con un enorme dispiegamento di soldati. Continua a leggere

Imperialismo democratico

La guerra fredda è ufficialmente finita poco più di un quarto di secolo fa, ponendo termine anche al generale clima di terrore globale che durava da circa cinquant’anni, inerente al pericolo di una guerra nucleare totale. Ma in concreto la contrapposizione bipolare tra Occidente e Oriente non si è mai sanata realmente. La prova evidente e lampante del protrarsi di questa antitesi è infatti oggi rappresentata dall’attuale guerra civile ucraina, che da poco ha compiuto il suo anno d’età. Scoppiata precisamente il 6 Aprile dell’anno scorso, questa lotta fratricida, continua ancora a mietere vittime tra civili e soldati, il tutto nel quasi totale disinteresse dei media ufficiali italiani. Continua a leggere

Cosa accade oggi in Oriente?

Raramente ci accostiamo al mondo arabo e sempre con grandi difficoltà: difficili da comprendersi sono le sue logiche, i suoi contrasti, i diversi confini territoriali, l’ideologia religiosa, le gerarchie e persino i suoi nomi. Ritengo che insito nell’Occidente debba esserci un desiderio di informazione di fatti e ragioni che movimentano quei popoli, non per l’interesse che guida grandi capi dello Stato ad appropriarsi di ciò che non ci appartiene, ma perché comprenderne i meccanismi, o almeno sforzarsi a farlo, è alla base per acquisire consapevolezza di ciò che noi stessi siamo. Umanità è una parola che ci viene proposta troppo spesso con significato astratto, quasi sublime, ed in tal senso irraggiungibile. Ciò che cercherò con questo pezzo di raccontare è quel che accade in Yemen, auspicandomi di farlo con massima chiarezza e veridicità. Continua a leggere

Combattiamo, mia Libia

Ultimamente l’occhio di bue della stampa internazionale, ma soprattutto italiana, è puntato sulla Libia: testate giornalistiche varie e telegiornali di ogni sorta si sono dedicati, senza lasciare a casa allarmismi e clamori, alla presenza dello Stato Islamico sulle cose del sud-Mediterraneo e ai possibili pericoli che quest’ultimo potrebbe comportare per l’Italia. Una delle teorie più diffuse è quella secondo la quale l’ISIS si sia impadronito di questi territori per facilitare possibili attentati al Bel Paese e all’Europa meridionale in generale: del resto dichiarazioni come “conquisteremo Roma” lasciano ben poco all’immaginazione. Chi monitora la calda situazione libica, però, afferma che per l’ISIS non è tutto oro nero quello che luccica: gli analisti ritengono che, seppur le circostanze non debbano essere né sopravvalutate né sminuite o minimizzate, le cellule dello Stato Islamico ivi presenti non siano composte da più di un centinaio di militanti. Continua a leggere