La bufala omofoba che piace alla destra

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro del gender. Per esempio, prendete un comune italiano abbastanza importante, come Trieste. Aggiungete una giunta di centro-sinistra che introduce un progetto per le scuole materne, il Gioco del rispetto. Tutto regolare, almeno all’apparenza. Allora qualcuno mi spieghi perché di una innocua e lodevole iniziativa scolastica si è trasformata in un caso nazionale. Da qualche giorno a questa parte compaiono titoli di giornale più indignati di Carlo Sibilia il giorno della riunione del gruppo Bilderberg: La follia dei “giochi gender” bimbi travestiti da bimbe tuona il Giornale, il quale dopo pubblica anche il “documento choc” che ne esprime le linee guida. La medaglia d’oro spetta però a Libero, con Scuola, progetto della Regione Friuli Venezia Giulia: ora di pornografia all’asilo. Continua a leggere

Il primato della politica

Quella che andrò ad esporre di seguito è la mia teoria sui mutamenti consapevoli; un largo appello agli strumenti democratici in mano al popolo per riscuotere l’intera Nazione dal torpore che la caratterizza ormai da troppo tempo (a goderne è il sig. Astensionismo); infine una guida politica ( confido vivamente nel fatto che non sarà un “uomo solo al comando”, abbiamo brutte esperienze) che rinnovi profondamente lo spirito di questa società, che fondi il proprio operato sull\’onestà, sul rispetto delle leggi e sul disinteresse personale, per il bene di tutti. Se questo avverrà un domani, potremmo dire di avere finalmente una Nazione che ha costruito, non subìto, un mutamento di cui andare fieri. La domanda è: chi si farà carico di questa responsabilità?storici e politici delle nostre società passate, presenti e future. La domanda è: quali sono gli ingredienti per la ricettarivoluzione”?

A mio modesto parere questi ingredienti sono tre:

  1. Una base culturale;
  2. Un movimento sociale;
  3. Una guida politica.

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La fine di Gramsci non arriverà

Chi esulta perché l’Unità ha chiuso i battenti mi sembra simile a quei parenti che brindano sulla tomba del vecchio zio per l’eredità ricevuta: ben poco elegante e del tutto irrispettoso. E potete pure star sicuri che sono tanti. Non pensano al personale e ai giornalisti, che dovranno fare i conti con un mercato del lavoro asfittico. Ma, cosa più grave di tutte, non capiscono che perdendo l’Unità diciamo addio anche ad un pezzo della nostra storia. Se ne va una parte di ciò che ci ha lasciato Antonio Gramsci, una porzione considerevole della memoria italiana. Le leggi di un mercato selvaggio che sta uccidendo la nostra cultura e gli errori di gestione hanno fatto la loro parte, ma non bisogna trascurare l’antigiornalismo. Continua a leggere