Guida rapida alle ideologie politiche: Capitolo IV, Il Nazismo

Il nazismo è forse il trauma più forte con cui la memoria europea deve avere a che fare ogni giorno. Esso è stato la causa principale della Seconda Guerra Mondiale, la più disastrosa della Storia, nonché dei massacri di popolazioni inermi per motivi razziali o religiosi. Continua a leggere

Se questo è un giorno

Mi appresto a scrivere con una certa “ansia da prestazione”, se così può esser definita, perché l’argomento che sta per essere trattato è uno di quelli difficili. Di quelli complessi, in cui niente è bianco o nero. È uno di quei temi che la generazione 2.0 – me compresa, ben s’intenda – rischia di bypassare e relegare in un qualche proprio cantuccio della memoria. Ed è di Memoria che si sta per parlare: collettiva, storica, ma pur sempre memoria. Bisogna indossare i guanti, indorare la pillola e battersi il petto sussurrando mea culpa? No, non è questo ciò che ci viene richiesto. È necessario, piuttosto, perdere qualsivoglia ampollosità e, se filosoficamente si vuol parlare, accettare che il male non sia stata e non sia un’entità astratta, checché sia il proprio credo personale: il male si personificò in quei milioni di uomini (e donne) che al grido di “Heil Hitler!” diventarono il braccio destro della tortura e della morte. Continua a leggere

Il fascismo buono

A Monaco di Baviera le linee della metropolitana si indicano con la lettera S e arrivano fino a 8. In realtà, però, le linee sono 7. Strano, direte voi, perché i tedeschi sono un popolo che i conti se li sa fare bene. Gli unici conti che forse i tedeschi non riescono ancora a fare sono quelli con il proprio passato. La linea mancante è la S5. Leggenda (metropolitana, ça va sans dire) vuole che la linea sia stata eliminata perché la sigla S5, scritta nel carattere usato per indicare le altre linee, sia troppo somigliante a un’altra sigla, quella della famigerata polizia nazista, le SS. Certamente una leggenda, ma è risaputo che in Germania parlare di nazismo sia ancora considerato un tabù, e farlo in pubblico sia considerato quanto mai inappropriato. Continua a leggere