Diario di una visita al campo di Amersfoort

In occasione del giorno della memoria sento di raccontare le emozioni vissute alla visita del campo di Amersfoort, nei Paesi Bassi. Posto poco segnalato ai visitatori, non è una tappa consueta di chi poco tempo si ferma a visitare il Netherlands. Il luogo rappresenta però una importante memoria storica e racconta, tramite un museo, i punti salienti della triste pagina dell’Olocausto della nazione. Come molti altri fu totalmente distrutto alla fine della guerra, ma alcuni segni tangibili non poterono negare ciò che lì si era consumato.

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Se questo è un giorno

Mi appresto a scrivere con una certa “ansia da prestazione”, se così può esser definita, perché l’argomento che sta per essere trattato è uno di quelli difficili. Di quelli complessi, in cui niente è bianco o nero. È uno di quei temi che la generazione 2.0 – me compresa, ben s’intenda – rischia di bypassare e relegare in un qualche proprio cantuccio della memoria. Ed è di Memoria che si sta per parlare: collettiva, storica, ma pur sempre memoria. Bisogna indossare i guanti, indorare la pillola e battersi il petto sussurrando mea culpa? No, non è questo ciò che ci viene richiesto. È necessario, piuttosto, perdere qualsivoglia ampollosità e, se filosoficamente si vuol parlare, accettare che il male non sia stata e non sia un’entità astratta, checché sia il proprio credo personale: il male si personificò in quei milioni di uomini (e donne) che al grido di “Heil Hitler!” diventarono il braccio destro della tortura e della morte. Continua a leggere