La mafia calatina: nomi, affari ed estorsioni di Cosa Nostra a Caltagirone – Parte III

Le interferenze con la politica e le aziende

Caltagirone non è un’isola felice. A Caltagirone la mafia c’è ed è sempre stata piuttosto forte, stabilmente inserita in Cosa Nostra, parte importante dell’assetto mafioso della Sicilia orientale e buon punto di riferimento per la Cupola palermitana e corleonese. Gli affari della mafia nel Calatino riguardano opere pubbliche, estorsioni importanti a tanti commercianti e legami con la politica.
Questo pezzo è il terzo di una serie di articoli sulla storia e le attività della criminalità organizzata a Caltagirone. Ogni articolo tratterà un aspetto di questo tema: dalla famiglia La Rocca agli attuali capi della cosca calatina, dalle ingerenze in politica e affari fino al racket ai danni delle imprese della città.
Un ringraziamento va ai Carabinieri della Caserma di Caltagirone, in particolare al Comandante del Nucleo Operativo Tommaso Cilmi, e ai giornalisti, che ci hanno aiutato, attraverso importanti contributi, pareri e spunti di ricerca. In fondo ad ogni articolo vi sono poi tutti i riferimenti e le fonti a cui si è attinto, tutte reperibili online.

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Interviste Impossibili: Niccolò Machiavelli

La democrazia italiana è in pericolo

Ci sono due notizie, una cattiva e una buona. Cominciamo con la prima: sì, la democrazia italiana è in pericolo. L’attentato di Macerata ha colpito l’opinione pubblica per la sfrontatezza con cui è stato commesso, tuttavia è solo l’ultimo di una lunga scia di violenze crescenti da parte dell’estrema destra (qui una mappa costantemente aggiornata) Continua a leggere

Le 10 (+1) cose che hanno caratterizzato il 2017

Come ogni anno, ParlaMente vi propone una veloce carrellata sui principali eventi (e non solo) che hanno segnato il mondo, l’Italia e il territorio siciliano. Cominciamo subito:

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La Casta, dieci anni dopo

«Un’oligarchia di insaziabili bramini».

Ora come dieci anni fa, troviamo queste parole in alto sulla prima pagina de La Casta (Rizzoli, 2007), l’oramai proverbiale libro d’inchiesta il cui titolo finì per ribattezzare dispregiativamente il ceto politico italiano per gli anni a venire. Un’oligarchia di insaziabili bramini; davvero non saprei trovare una forma migliore per introdurre il libro se non quella degli autori Rizzo e Stella: contiene la tesi finale, il tono pungente dell’argomento, e tutto il vampirismo ascritto alla materia trattata. Il paragone con i membri della casta sacerdotale indiana voleva denunciare la rigidità dei partiti (consacrata dalla legge Calderoli del 2006, recentemente dichiarata incostituzionale) che non solo non promuovevano nessuna attività democratica, ma badavano solamente a loro stessi. Una materia nota, una condotta iniqua che va oltre la political nazionale, pervadendo le regioni, i comuni e piccole cooperative: i due giornalisti del Corriere della Sera riportano nel libro varie immersioni fra i bilanci dei palazzi governativi, fra finanziamenti pubblici eccessivi a enti che non dovrebbero esistere, tra le indennità di piccoli sindaci di paese, e numerose altre magagne, alternando resoconti e cifre a commenti ironici. Continua a leggere